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-> Il Masaniello "Franceschiello" francescano (facite ammuina!) tira il "frenulo" a mano e dopo la "tempesta in un bicchiere di tè" - copyright Agnelli - apre al confronto ("aberrante", ma con juicio) pure sul tema-tabù del crocifisso: "Però quel titolo è provocatorio...". Il suo intervento polemico-esorcistico sulle Giornate della laicità è stato il classico scivolone su una buccia di "banale" clericale. Dal retrò alla retromarcia.

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* Mea culpa mea culpa mea culpa o per caso culpa vostra, che mi avete equi-avocato? Contrordine compagni (compagni piddini che sbagliano, o magari ragliano)! Don Beppe Iscariota "tradisce" la sua posizione tranchant (e anche un po' merchant, da brasseur d'affaires del consenso cattolico in politica, in pratica la via clericale a un posto in Paradiso domani e a un posto fisso in Regione oggi) e arriva a più miti e saggi consigli optando per una exit strategy giocata su alcuni sofistici distinguo, forse imbeccato dalla famosa gesuita suor Manu Caselli.

Già. Sebbene l'imperativo evangelico reciti un po' diverso: la tua parola sia "sì sì" o "no no", il resto viene da Satana, ovvero, sei favorevole o contrario al ciclo di incontri laicisti su tematiche - diciamo "aporìe" - che vedono in forte, insanabile disaccordo i noti dogmi (verità rivelate, ancorché secolarizzate ma assolute in quanto religiose) insiti nel magistero della Chiesa da una parte e il dubbio (verità cercata in modo circolare, non gerarchico, dunque relativa proprio perché continuamente aggiornabile: integrabile sì ma mai integralistica) derivante dall'esercizio di un libero pensiero filosofico-scientifico dall'altra?

Caro "reverendum" Pagani, sei per il sì o per il no, come in un qualsiasi referendum, oppure preferisci non scegliere tra carne e pesce imitando la pratica politically correct del "vorrei ma non posso", quella dei sindaci di sinistra buonisti per definizione ma "not in my back yard", quella del veltronismo anche detto "ma-anchismo" (così&Pomì: et et, mai aut aut)?


"Senza il crocefisso l’Italia sarebbe migliore": questo è il titolo della conferenza conclusiva del Festival della laicità, ed è di questo che ho parlato e avrei voluto si parlasse, e non del Festival in sé, che considero uno spazio comunque interessante di approfondimento e di confronto e al quale anche in passato ho partecipato. Purtroppo è invece partito il refrain sull’attacco alla libertà d’espressione, alla laicità e al confronto: cosa c’entra tutto questo con la critica ad un titolo che continuo a considerare un insulto e una scelta integralista?
Non ho mai assunto, in questi anni, posizioni cosiddette reazionarie o clerico-moderate su tutti i temi sensibili, eppure si è scatenato un fastidiosa reazione, questa sì, laicista. Io sarei contro il dialogo? Ma quando mai si è visto che la ricerca del dialogo inizia con un insulto ad una delle parti dialoganti?... (CONTINUA DENTRO...)

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->ADUNATA SEDUZIOSA PER LA "PSICO-SETTA" DEI RONNITI BIRRAIOLI
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RONNITI INDIGNATI DURI PER LA SORTITA DEL PIDDINO PAGANI
"Giù le mani (e i clergyman!) da Giordano Bruno e Galileo Galilei"


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CHE POSIZIONE HA IL SINDACO PIO SUL CASO DEL CHIERICO BEPPE?
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TEOCRAZIA REAZIONARIA-2 "DIMMI IN CHE BAR VAI E TI DIRO' CHI SEI"
* FRANCESCANI IN CARRIERA VERSUS VIP MANGIAPRETI: E SCAZZO SIA!
Opus dei e 'topos rei'. Delrio: "Fate pace... incontrandovi al Bar Biturico"

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“Paragonare a una discussione da bar le lezioni magistrali proposte da scienziati, storici, filosofi, all’interno delle Giornate della laicità, è indice di una visione miope che azzera il confronto e insulta il pensiero critico.
Sarebbe interessante capire in quale bar si ritrovano Margherita Hack, Fernando Savater, Paolo Flores d’Arcais, Gianni Vattimo, Beppino Englaro, Piergiorgio Odifreddi, Marco Revelli, Carlo Flamigni, Valerio Onida che sono alcuni degli ospiti della Giornate della laicità 2011. Magari, andandoci a prendere un caffè in quel bar, Pagani capirebbe che la volontà di discutere non ha bisogno di essere discussa e potrebbe farsi spiegare che, come scriveva il filosofo Guido Calogero, la laicità non è una filosofia tra le altre filosofie né una ideologia opposta ad altre ideologie, bensì è il principio fondamentale di convivenza di tutte le possibili filosofie e ideologie: una convivenza che può realizzarsi proprio in quanto il laico non pretende mai di possedere la verità più di quanto anche gli altri possano pretendere di possederla”... (CONTINUA DENTRO...)
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DOPO DUE GIORNI DI BLACKOUT TECNICO "REGGIO7" TORNA ON-LINE E, A UNA SETTIMANA DAL SUO PRIMO COMPLEANNO, FESTEGGIA GLI OLTRE 360 ARTICOLONI FIKI-FIKI PUBBLICATI (CLICCA, GUARDA E GODI!)

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->Ora solare: le lancette della modernità spostate indietro di un secolo!
Il consigliere regionale C'è Beppe scomunica la rassegna voluta dall'Arci

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*Rigurgiti oscurantisti in una Reggio in cui comandano ex Dc
-> Strategia del consenso (realpolitik), normale vassallaggio di un'area culturale o pura e legittima convinzione personale? Ah, saperlo...
-> PROVE TECNICHE DI "SILLABO", OFFENSIVA CHIESAIOLA (LA SOLITA CAPTATIO...) CONTRO IL LIBERO PENSIERO. SIAMO NEL 2011 MA PREMI NOBEL, SCIENZIATI E INTELLETTUALI FANNO ANCORA PAURA. E QUESTA SAREBBE UNA CITTA' MULTICULTI?

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LA LAICITA' COME SGARRO ALLA CITTA' DEL FESTIVAL FRANCESCANO
Chi ha paura delle Giornate della laicità? All'evento mancano ancora
tre settimane, ma qualcuno già grida allo scandalo e all'infamia usando parole come «aberrazione» e «anticlericalismo da bar». Il grande accusatore è Beppe Pagani, consigliere regionale del Pd.
Ad essere messo sotto accusa è in particolare l'ultimo degli incontri previsti nel cartellone delle Giornate della laicità: anzichè Massimo Gramellini, a chiudere la kermesse sarà, domenica 17 aprile nell'aula magna dell'Università, Sergio Luzzatto, con la conferenza «Senza il crocefisso l'Italia sarebbe migliore»... (CONTINUA DENTRO...)

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(CLICCA, GUARDA E GODI!-1) // (CLICCA, GUARDA E GODI!-2)
* Messi in croce per il Crocefisso / Il bancario sindacalista francescano teme forse che le "Giornate" laiche vanifichino la "linea" del suo cantiere politico di Campo Samarotto? (laddove per lanciarlo Don Pagani ha usato proprio una frase di Einstein!, cioè: “Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l’ha generato”. Ecco, appunto: parole sante!

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NON SOLO TERREMOTI EPOCALI, PERICOLI NUCLEARI O ESODI AFRICANI
NUOVE CALAMITA' NATURALI: IN ARRIVO LO TSUNAMI (UN MIX DI VENTO DI BORA E VANTO DI BORIA) DI "FOTOGRAFIA EUROPEA" (DAL 6 ALL'8 MAGGIO)
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->Lo Stato Culturale, secondo l'intellettuale francese Marc Fumaroli, è "una nuova e spregiudicata industria del consenso, oltre che una moderna vetrina del potere, con i ministri (gli assessori - ndr) che passano il tempo a inaugurare le mostre del cinema (anche di fotografia? - ndr), presenziare alle manifestazioni sportive (ad esempio le partite di calcio e basket il sabato o la domenica - ndr), tagliare nastri davanti alle telecamere"... alimentando cioè una sorta di "clientelismo estetico-agonistico" Pierluigi Battista ne "Il fattore R", Bur Saggi 2011 a pag. 240

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Vittime di un’intossicazione alimentare o provocata dall’acqua di una piscina termale durante una gita scolastica a Montegrotto, nel Padovano, 14 studenti su 21 di una 4/a classe del liceo scientifico Zanellì di Reggio Emilia sono finiti all’ospedale di Abano Terme, mentre l’operatore della guardia medica, avvisata per prima, avrebbe risposto alle insegnanti di poter intervenire per visitare solo pazienti veneti, richiamandosi a una legge della Regione. Gli studenti sono stati così portati all’ospedale con una staffetta di ambulanze. Lo riferisce il ’Resto del Carlino', aggiungendo che la scuola presenterà una relazione alla direzione generale dell’Asl 16 di Padova.
«Ho chiesto al dirigente del pronto soccorso di Abano - ha spiegato a Carlino Reggio la vicepreside Lorella Chiesi, subito allertata dalle insegnanti presenti alla gita -. Mi ha detto di non essere a conoscenza di alcuna legge di questo tipo, tanto più che la zona di Padova richiama turisti da tutto il mondo». Gli studenti erano arrivati in treno a Montegrotto martedì; i pasti erano forniti dall’hotel. A mezzogiorno ai ragazzi veniva dato un cestino da viaggio per il pranzo al sacco, mentre la cena veniva consumata in albergo. Giovedì sera parecchi ragazzi si sono sentiti male e le insegnanti hanno chiamato la guardia medica, sentendosi dare - affermano - questa risposta. Da qui la richiesta di intervento al 118. Dopo alcune ore di visite e cure i giovani sono stati dimessi... (CONTINUA DENTRO...)

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-> (CLICCA, GUARDA E GODI!)
PURCHE' SE NE PARLI! / UN POLITOLOGO ESPERTO DI RIVISTE DI GOSSIP
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In studio anche le veline Federica e Costanza, lustrini e paillettes, lo spettro comico-parodistico del "Drive In" ovunque e comunque.
Ebbene sì: Canale 5 lo ha contattato e invitato (a parlare di corda in casa del cosiddetto impiccato: che sia stata una trappola?) in quanto la prima parte della puntata, tra ballerine colorate e battutone colorite, è stata dedicata all'infinita e intrigante battaglia tra Striscia la Notizia e il gruppo L'Espresso-La Repubblica (col quale il prof. reggiano collabora), quindi tra Antonio Ricci e Gad Lerner (editorialista di "Repubblica", amico intimo del magnate De Benedetti - editore dello stesso gruppo editoriale - e per questo probabile successore del direttore Mauro)...
RECENSIONE ESCLUSIVA! (CONTINUA DENTRO...)

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-> ELFI E GHIBELLINI, PARACELSI E PARAGNOSTI, UFOLOGI E FIGOLOGI!
* LA RIVINCITA DELL'EXTRAUMANO TARDO-RICREATIVO
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-> Lunedì sera l'Elfo del fu Aqualung e del fu Regno di Aztlan, il grande Ronnie, presenta il suo docufilm-cortometraggio alla birreria Al Corso. Per gli amanti del filone FreakBeatPower è senza dubbio l'appuntamento culturale dell'anno. Posti in prima fila per Gianpar, Bet, Ghiggio, Zar., Terry Flower e il board della Manodori (anche detto "Iperuranio impoverito"). La serata, che prevede un collegamento con la leggendaria Porta di Energia di Piacenza, sarà ripresa dalle telecamere di Giacobbo.

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Domani, sabato 26, ore 21, al Teatro Artigiano di Massenzatico (Reggio E.). Due atti unici di Agota Kristof: "La chiave dell'ascensore" e "L'ora grigia (o l'ultimo cliente)", traduzione di Elisabetta Rasy. Spettacolo presentato all'interno del calendario degli eventi di Primavera Donna 2011. Compagnia Teatro del Cigno, regia di Ilaria Carmeli. Interpreti: Erika Patroncini, Julia Rossi, Ilaria Carmeli, Marco Sparano, Gabriele Montanari. Musiche e violino dal vivo: Andrea Vezzoso. Ingresso: 8,00 €. Info: Circoscrizione Nordest 0522/516860.

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* Consacrazione tra mondanità e amici anti-Cav.: continua l'ascesa del quotidiano diretto da Padellaro e Travaglio (nato un anno e mezzo fa...)

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->Roma gnam-gnam: Aliberti al mega-party (Clicca) d'inaugurazione (con finale danzerino) della nuova, spaziosa, lussuosa sede de "Il Fatto" Insieme all'editore reggiano tanti big del giornalismo e vip della Tv. Poi comici e intellettuali, volti nuovi e vecchie conoscenze... e gnocca chic

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* 1) Una compilation di telefonate (ricevute) nel giro di pochi minuti: roba pesa, da far traballare una e più fedi millenarie. Eh sì, in questi casi ci vuole karma, molta karma, e sangue Freddy... Freddy Krueger. Prima Ronnie in viva voce dal Regno di Aztlan, poi l'ufologa Terry Flower che lo informa dell'imminente eruzione di un vulcano spento (tranquilli: l'interessato nega qualsivoglia vago doppio senso a sfondo sessuale), infine la chiamata del manager di Donna Rachele che segnala all'Amico Nostro l'esibizione in zona della sua attrice (notiziona, questa, da metterlo letteralmente al "palo"... di lap dance). Come dire: situazioni che manderebbero in "Orbita" chiunque. Il Direttorissimo invece ci ha riso su, perché ha sense of humour e soprattutto sesto senso misto a umor nero di stampo fatalista: tuttavia con un "terno secco" di siffatta specie e significazione sarebbe lecito sospettare di un complotto cosmico di natura astrale e quindi umano, per non dire ameno, passare subitamente agli scongiuri (e toccarsi all'altezza del primo chakra... ma guai a risvegliare l'energia kundalini!) oppure, in caso di campo a piene tacche e di pazienza al limite, protestare direttamente con Buddha e/o, in caso di sua assenza o di sua sufficienza, farsi passare l'altro Bud... al secolo Spencer, il quale saprebbe lui come risolvere le cose, dispensando meno distacco e più "pranoterapia", di quella intensivo-invasiva.
Risolto ciò, il grande Bet, anche detto "la fine (di pagina - ndr) è il mio inizio (di vita - ndr)", non vede l'ora di partecipare al party thai di sabato ("La Festa dell'Acqua, imperdibile"), di precipitarsi agli Uci Cinemas il 1° aprile (giorno di uscita del film su Terzani) e, soprattutto, tra un exotic-video su Youtube, una family-gallery sul notebook e un altro giro di giostra al desk, aspetta col cuore in mano che l'Aereo dei Desideri - il treno era occupato da Paolo Conte - atterri l'8 aprile a Malpensa.

* 2) Poesie in rima, taglio emozionale. Il mitico Zambro, che Zar. ha amorevolmente ribattezzato "Benedetto in sedicesimo", cerca una via intimista al giornalismo, ingrana la quarta e si immette anima e corpo sull'autostrada del Sole ascetico, laddove si vede la Luce ("Luce del mondo", bestseller di Benedetto XVI) e non c'è spazio per le tiritere sul dopo-Duce, che tanto spazio (e strazio) mentale portano via. Dopo tante guide ai servizi comunali, finalmente l'esigenza-urgenza di darsi tempo facendosi guida spirituale di sé. Il sentiero interiore tra l'altro dà meno noie, soddisfa di più e fa dormire bene la mamma (gli emergenzi, i filippichi e tutti i restanti casini e/o altri casinisti ciellini o udicini: basta; chissefrega, di vita ce n'è una sola, come di mamma... mentre di Papa - senza accento - ce ne saranno altri: trapassato uno, avanti un altro, in saecula saeculorum, come da proverbio).

* 3) "Prandi" i soldi (7 mensilità + eventualmente altre 24 a importo ridotto?) e scappa. Per il resto, in viale Isonzo tra proprietà e addetti vige il principio assoluto, peraltro accettato (e per molti più doveroso che doloroso, quasi sacrosanto) del "never explain, never complain" - mai spiegare, da una parte, e mai recriminare, dall'altra.

* 4) Taglia tu che taglio anch'io. Colpirne uno per rieducarne dieci? Mah. Fatto sta che in amore e in guerra la fa da padrone la regola secondo cui, appunto, in guerra e in amore le sigarette, al buio, bisogna accenderle in fretta e mai, mai fumarle controvento (guai, poi, a lasciare mozziconi in giro). Per il resto sono solo chiacchiere e digestivo, nacchere e distintivo. Qui invece si celebra la pura "blitzkrieg".

* 5) Taglia tu che taglio anch'io - 2. In via Edison stanno girando il sequel di un celebre film del '96 con Tarantino e Clooney. Titolo: "Dall'Alba al tramonto - Effetto immediato".

* 6) Vale la pena citare un aforisma di Valery: "Sconfessano, per sopravvivere, ciò che promettevano per vivere". Lo scrittore Tom Wolfe, poi, ci ha insegnato la "strategia del pipistrello": "Nella guerra tra gli uccelli e le altre bestie, il pipistrello diceva d'essere un uccello quando vincevano i pennuti (perché sapeva volare)... e di essere una bestia solo un po' diversa in caso contrario (perché aveva i denti)".

* 7) Per la serie "apocalittici e re-integrati" (sul posto di lavoro), il reggiano Giusy s'è preso le sue belle soddisfazioni di là dall'Enza. Che dire... se non che anche in questo caso la sua odissea a lieto fine diventerà pellicola d'autore. Titolo: "Parma letale 5".

* 8) Nella testata (nucleare) del GdR è apparsa la bandiera tricolore. In Sala Tricolore, invece, come sul famoso ponte cantato da Battiato, continua a sventolare bandiera bianca ("minima immoralia minima immoralia minima immoralia...").

* 9) Clamoroso! Stravolta la linea politico-culturale dell'euro-quotidiano: dopo centinaia di interventi contro la pillola abortiva e contro "L'isola del giorno prima" (cioè in spregio al titolo di un romanzo di Eco uscito nel '94, giudicato troppo ambiguo, troppo evocativo d'un clima anti-creazionista e anti-religioso, quasi un'apologia della pillola del giorno dopo), il sociologo-sacerdologo Gabriele S. scriverà solo di pillole di Viagra e di pillole di iodio, che la psicosi da nube tossica ha reso "irrinunciabili" (leggasi alla moda) anche a Reggio.

* 10) Durissimo attacco a freddo, infine, su L'Informazione, ai ragazzi del centro sociale Aq16. Autori del "raid-repulisti" a mezzo stampa, nel solco della più luminosa tradizione del giornalismo anglosassone, i nuovi Carl Bernstein e Bob Woodward, ossia i "moderati" Negroni (anche detto Gola Profonda, "deep throat") e Mr. War (anche detto Deep Red, "profondo rosso", ma solo perché pare vada matto per i film di Dario Argento - beh, di sicuro non per la fede comunista).

* 11) Pietro (Fli) ha in serbo altri "scoop" contro gli "swingers", i groupuscules e i diseredati di tutto il mondo: dopo i centri sociali di Reggio, nel mirino finiranno le favelas di Rio, i mocambos di Recife, le malocas di Porto Alegre, gli alagados di Salvador.

* 12) "In America si dice che esistono due fondamentali caratteri umani: lo swinger e lo square. Lo square è il conservatore, lo swinger invece il tipo disinvolto e trasgressivo".

* 13) Il grande e compianto giornalista e pluri-direttore di quotidiani nazionali Alberto Ronchey (1926-2010) sosteneva che "un giornale, per avere un minimo di autonomia, non può permettersi di sopravvivere in passivo cronico" ("Il fattore R", Bur Saggi, pag. 191, 2011).

* 14) Einaudi videns: dallo Struzzo comunista alla Real Casa (editrice) padronale. Dalla teoria dei mass-media agli studi Mediaset, da McLuhan a McDonald's. Quell'egemonia sottoculturale che trova il suo diritto e il suo rovescio nella grande matrigna catodica, la scatola magica un po' maga Circe e un po' mago Silvan. Panarari contro Gabibbo parte seconda. Evvai, Mad Max-media arruolato dal Cav.-system, ospite della tana di quel "public and pubic enemy" che tutti blandisce e tutto fagocita: oggi pomeriggio il politologo è atteso in collegamento televisivo - da Bologna - col circus del Chiambretti Night sul tema "gossip e veline" (fatti intendere!). Gli irreality-show vivono e lottano insieme a noi, Ricci e la De Filippi pure. Il reggiano Max "in partibus infidelibus", a celebrare messa nella diocesi del Biscione. Risultato? Gramsci ha perso, Berlusconi ha vinto e Signorini se la gode.

* 15) Una lettera di Filippo Silvestro a Sergio Romano sul "Corriere della Sera" di martedì.

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-> Mass-merda e declass-action, buzz marketing e visual networking, moral suasion e viral boxing: cosa non si farebbe per un po' di fama...

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Titoloni nominali e fotoni ripetuti sui giornali per giorni, contrasto verbale che declina e anzi degenera in un contesto di contrapposizione bipolare che a sua volta, laddove la consecutio si fa vacatio e assurge a motu proprio, si traduce in focusing - dunque marketing - su formazioni a loro modo speculari (secondo la diade-dualità maggioranza-opposizione), minacce di querele annunciate ma - da quanto s'è capito - nel medio termine assolutamente trattabili (da entrambe le parti, così che la causalità, e con essa gli effetti, si annulli in un magma indistinto e disarticolato, di fatto compensativo, che si muove tra scontate attribuzioni e contradditorii addebiti - mica c'è la moviola).

Siamo convinti dell'assoluta spontaneità e buonafede circa il fuori programma consumatosi in Sala Tricolore lunedì pomeriggio. Tuttavia è indubbio che le singole parti in commedia (reality o fiction poco importa) ne abbiano tratto vantaggio pubblico, personale e di appartenenza, grazie alla prevedibile amplificazione mediatica riservata al casus (al vulnus). L'unica a perderci, o perlomeno a uscirne malconcia (comunque in senso astratto e impersonale, cioè distante e dunque in termini concretamente ininfluenti ai fini del consenso), è infatti l'idea stessa di politica - intesa come capacità oligarchica di gestire in maniera credibile e responsabile un mandato di rappresentanza - e, se vogliamo, il concetto stesso di istituzione - intesa come sovrastruttura autorevole e di garanzia, fondativa di una sana democrazia.

Il "consiglio comunale", locuzione (da locus, stato in luogo) ammuffita solitamente usata per indicare uno svolgersi polveroso, grazie all'evento conturbante ha ri-trovato un suo fascino perturbante, una sua vocazione a seducere (cioè ad attrarre a sé, in questo caso il cittadino), quindi si è fatto "ludos", cioè circo vivo-giocoso-giocoso. Minato da episodi discutibili ma non in grado di interessare l'interessenza d'una collettività distratta ma non disambigua (ad esempio l'anziano cui è stata imposta a malomodo una no fly zone dalla Presidente o il Direttore che lo ha definito - il Consiglio - tribunale del popolo autoconvocato), il salto di qualità verso lo spettacolo animato e animoso, nudo e crudo, senza filtri dialettici (come lo fu il Colosseo dei gladiatori o come lo era la plaza de toros dei matadores o come lo è ancora il ring dei boxeurs), non può che ri-chiamare/ri-portare coni di luce, ovvero attenzione (audience) e gente (claque), alle altrimenti tristi, anonime e deserte sedute settimanali.
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* LA BUCA DELLE LETTERE / Riceviamo e con distacco pubblichiamo
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La notizia della recente approvazione (16.03.2011) da parte della Commissione Europea di dazi d'importazione sulle piastrelle di produzione cinese, è stata accolta con grande entusiasmo in tutto il comprensorio ceramico. Pur trattandosi di un provvedimento provvisorio in attesa di un pronunciamento finale da parte del Consiglio dei Ministri della stessa Ue, questa nuova tassazione sui manufatti ceramici provenienti dalla Cina che può arrivare fino ad un massimo del 73%, metterà finalmente un freno alla massiccia azione di dumping operata proprio dai produttori asiatici.
Oltre a tutelare i produttori europei e soprattutto quelli del Made in Italy realizzati nel nostro comprensorio, questi dazi hanno anche una finalità etica e sociale verso un paese, come la Repubblica Popolare Cinese, dove il rispetto dei diritti umani, ancor prima di quelli sindacali dei lavoratori, sono tutt'oggi una mera utopia, per non parlare dell'assoluto disinteresse del governo cinese e delle aziende locali verso i minimi e basilari concetti di rispetto per l'ambiente. Questa positiva novità per i produttori della zona ceramiche sarà probabilmente mal digerita dal sindaco di Casalgrande e dalla sua amministrazione comunale.
La decisione della Commissione Europea accoglie infatti appieno quello che il gruppo consigliare della Lega Nord aveva proposto con un'apposita mozione, già nel lontano Gennaio 2005 (!). E' bene ricordare come il primo cittadino casalgrandese Andrea Rossi e la sua maggioranza, avevano bocciato la richiesta del gruppo leghista guidato allora dal capogruppo Filippini, causa una totale ottusità e miopia politica, secondo una logica di steccati che non concepiva in alcun modo la possibilità di condividere una proposta seria, motivata e condivisibile unicamente per il fatto che veniva avanzata da una forza politica di opposizione. Tuttavia, come si usa dire, il tempo è galantuomo e le giuste istanze leghiste hanno finalmente trovato il loro riconoscimento ufficiale da parte della Commissione Europea, seppur in modo tarvido. Paolo Filippini

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* DELEGAZIONE REGGIANA A ROMA PER DIRE SI' AL NUCLEARE!
Sotto: il gruppo dei perdigiorno per lungo tempo esposto a radiazioni...
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Venerdì 18, Trastevere: Zar., Gianpar, una vergine sacrificale, PFG, Osvy
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ATTENTATO! I DUE CONSIGLIERI-KAMIKAZE SI SONO FATTI ESPLODERE!
Imbottiti di elio e di ego si sono barricati in aula: tutti morti (dal ridere)
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->CEFFI E CEFFONI Ci mancavano solo le botte... e sono arrivate!
*Prima le critiche poi gli insulti: il primo è finito al pronto soccorso
Muscolare diverbio in consiglio comunale: dalle parole ai maneschi
CAZZI&CAZZOTTI La Caselli ha sospeso i lavori (lavori!?!) 15 minuti

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QUESTIONE-GHEDDAFI: L'ITALIA DA L'OK ALLA "GUERRA" ONU
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LA DISPUTA / GIALLO STORICO!? ORIGINE CONTROVERSA!?
->In una realtà globale peraltro inserita in un contesto europeo a sua volta composto da nazioni suddivise in mini o macro regioni, cedere al campanilismo riottoso o anche solo rivendicativo è a dir poco curioso e antistorico (oltre che profondamente provinciale): già, non è cosa nostra

OTTIMO INVECE IL DISCORSO COMMEMORATIVO DI NAPOLITANO!
* A Reggio è stata sì ADOTTATA formalmente (il 7 gennaio 1797, data di nascita della Repubblica Cispadana), ma il bel vessillo patrio-tricolore è stato CONCEPITO nella città felsinea nel 1794 (e poi confermata a Felina, a Novellara e a Modena nel 1796). Presa a modello la bandiera francese (che però ha il blu al posto del verde). Robertaccio per queste e altre ragioni non ha citato la nostra città nella sua lectio sanremese: forse più che parlare di UNITA' (d'Italia) dovremmo fare un passo indietro e imparare un po' di UMILTA' (storica). Di più: i nostri tre colori nazionali sono già citati nel Purgatorio di Dante (Alighieri, non il nostro Cigarini)

1) "I primi a ideare la bandiera tricolore furono due patrioti e studenti dell'Università di Bologna, Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giambattista De Rolandis, originario di Castell'Alfero (Asti), che nell'autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città (colori già radicati da tempo nei vari Stati Italiani e quindi rappresentanti la storia di tutta l'Italia) al verde, colore della speranza in un'Italia unita e prospera"

2) "Il bianco, il verde e il rosso vennero disposti sulla bandiera italiana a tre bande verticali di eguali dimensioni (come recita l'articolo 12 della Costituzione) ispirandosi al modello della bandiera della Francia, divenuto dopo la Rivoluzione Francese simbolo di libertà, uguaglianza e fraternità"

3) "Questi colori erano già noti ai tempi di Dante Alighieri, nella sua Commedia sono simbolo delle tre virtù teologali: verde-speranza; bianco-fede; rosso-carità (Purg. canto XXX, v.30-33): di conseguenza rappresentano anche l'arte e la letteratura italiana"

4) "Come altre bandiere, anche l'italiana si ispira alla bandiera francese, introdotta con la rivoluzione del 1789. Quando l'armata di Napoleone attraversò l'Italia, a partire dal marzo 1796, bandiere di foggia tricolore vennero adottate tanto dalle varie neonate repubbliche giacobine, quanto dai reparti militari che affiancavano l'esercito francese"

5) "Il primo esempio di tricolore italiano fu adottato l'8 ottobre 1796 come distintivo della guardia civile milanese, la Legione Lombarda, e subito dopo dalla Legione Italiana, composta da soldati provenienti dall'Emilia-Romagna. Il bianco e rosso dall'antico simbolo delle libertà comunali, presenti nello stemma della città di Milano e nel vessillo crociato, simboli diffusi in tutta l'Italia centro-settentrionale, furono abbinati al verde che già a partire dal 1782 costituiva la tonalità delle uniformi della Guardia Civile milanese: il verde era infatti il colore di Milano fin dai tempi dei Visconti, dinastia che si fregiava di tale cromatismo nel proprio stemma araldico"

6) "La bandiera Nazionale Italiana fu istituita la prima volta con un documento datato 18 ottobre 1796 del Senato provvisorio di Bologna, in cui si legge: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso"

7) "Un’origine di circa ottanta giorni più remota, rispetto a Reggio nell'Emilia, è stata ipotizzata dal professor Giuseppe Giovanelli. Egli faceva riferimento alla seduta comunale del 22 ottobre 1796, tenuta presso il palazzo comunale del Fariolo, allora ancora sede del Comune di Felina, in cui si trattava l'unione dei paesi di Felina e Braglia alla Repubblica Reggiana"

8) "Altre testimonianze precedenti al 22 ottobre 1796 attestano come vi fosse già una diffusa sensibilità nell'identificare i colori bianco, rosso e verde come simbolo della libertà e della nazione italiana. Infatti, il 19 ottobre 1796 venne dato a Novellara un pranzo in onore del generale Napoleone Bonaparte. Nei documenti che testimoniano quest'avvenimento si legge: «I Quattordici, con i cingoli a tre colori, si recavano festanti ad incontrare il generale»"

9) "Nell'Archivio di Stato di Bologna è conservato un atto (faldone napoleonico I/5: Senato Provvisorio - Atti della Assunteria di magistrati, 10 maggio 1796 - 30 ottobre 1796 foglio 542) da cui risulta che la congregazione dei magistrati e deputati aggiunti di Bologna, davanti al cittadino De Bianchi, cittadini senatori Segni, Malvezzi, Isolani, Angeletti, Bargellini, Cospi, Marescalchi, Bentivoglio, con i cittadini legali consigliere Gavazzi, il sindaco Tacconi ed l'avvocato Antonio Aldini, delibera cinque punti: nel terzo è scritto chiaramente: "Bandiera coi colori Nazionali". «Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una Bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso»"

10) "Nei giorni precedenti, dal 16 al 18 ottobre 1796, a Modena si tenne il Congresso a cui parteciparono i delegati di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio nell'Emilia, che decretò la nascita della Confederazione Cispadana, con l'avvocato Antonio Aldini presidente. Il Congresso deliberò anche la costituzione di una Legione Cispadana, per appoggiare la Francia nella guerra contro l'Austria. La Legione Cispadana contava circa 3000 volontari suddivisi in cinque corti da 600 volontari l'una. Il Congresso approvò che «si decreta la costituzione della Confederazione Cispadana, e la formazione della Legione Italiana, le cui corti debbono avere come bandiera il vessillo bianco, rosso e verde adorna degli emblemi della libertà»"
* (Le dieci citazioni qui sopra sono ricavate da voci Wikipedia)

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La voglia di burlesque istituzional-carnevalesco contagia la Quaresima
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ALZABANDIERA /// (Sogno lirico di stampo aurorale / Tre ottavine)

Sarà un caso o chissà cosa, una rondine o un padulo.
Fatto sta che stamattina ho assistito anch'io, cose "sue" ma anche 'causa sui', al mio bell'alzabandiera.
Che culo! Proprio oggi, sì, giorno di festa nazionale.
Meccanismo extra-razionale, da colazione in vestaglia.
Fratelli di taglia, l'Italia s'è desta: fulgida, algida, turgida... impettita e indispettita.
Un vessillo pronto a sventolare, stavolta senza sventole: le gesta da letto di un risveglio allettante.
Priapo e Pan, la Cappella Sistina e il cappello a cilindro del mago (l'invidia del bene, l'invidia di Jago).
Un cantico delle creature, più inconscio che sconcio.
*
Piove, sì, ma l'aria di primavera si fa già ouverture di Nabucco.
Non è tempo di poltrire e ben venga il dormiveglia.
E' il motore biologico... si sa, a volte batte in testa.
Nessun pensiero lubrico, a parte il solito bricolage mentale.
Un patriottismo intimo, sottocoperta.
Un torpediniere a mare aperto, a cuore calmo.
L'atteso ambasciatore di nuove cause perse, pane fresco e vino antico.
Sentirlo tirare per le lunghe e riscoprirsi uccel di bosco.
*
Cinguettante come Twitter, lì a lanciare richiami vitali e virali.
Un alzabandiera libero dai tromboni di piazza e dalle fanfare tricolori.
Un alzabandiera dannunziano, audace come un volo su Fiume.
Un fiume in piena, come un clown in vena.
Un fiore in pena, in bilico tra l'andare e il venire.
Cavour e Mazzini, Garibaldi e Delrio: col baldo e caldo buon-umore per il nostro rinnovato brio.
Uno squillo di tromba, il suono virile di Dio.
Una bomba: la cifra d'un ritrovato Io.


*L'ITALIA E' UNA REPUBBLICA FONDATA SULLA RETORICA E LA GNOCCA
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SCL-EROS E THANATOS
*Vocazione alla sfiga e all'autolesionismo: la nuova e un po' dark campagna di comunicazione (?) del partito conia il geniale slogan mutuandolo dalla rivista ufficiale del settore "obituaire". Toscani
cede al facile battutone-sfottò: "Più che Oltre, direi Oltre-tomba"


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Oltre l’egosimo, Oltre le divisioni, Oltre la crisi. C’è il Pd. Tragica svista per il partito di Bersani far suo lo slogan che era già il nome della rivista dell’imprenditoria funebre. E non solo il nome: la grafica, l’espressione del segretario, il bianco e nero. Tutto rimanda a una certa mestizia, tanto che gli stessi simpatizzanti del partito, sul sito Pd, avevano sollevato la questione: “Mancavano i soldi per il colore – scriveva un certo Giovanni – Sembra un annuncio funerario”.
Il Giornale è stato il primo a prendere in giro la campagna del Pd e ad accostarla alla rivista delle imprese funerarie, ma il Fatto Quotidiano ha fatto di più, chiedendo un parere al guru della pubblicità Oliviero Toscani. Che non risparmia critiche: “Sono pazzi. Hanno fatto una campagna epitaffica, in bianco e nero, tombale: più che Oltre, direi Oltre-tomba. Il Pd così è morto, e Bersani è il Caro Estinto”. Eppure chi ha ideato la campagna giura che l’effetto era voluto. Aldo Biasi e Salvo Scibilia dicono al Fatto: “Toscani è caduto in una trappola comunicativa. Avevamo previsto e annunciato ai committenti del Pd che sarebbero scattate le parodie. La più prevedibile era questa: ma è una forma di pubblicità indiretta”. Ma i pubblicitari scrivono, consapevoli o no, l’epitaffio del Pd: “Attenzione. La tristezza non è nella scelta dei colori! È il Pd che è triste”... (CONTINUA DENTRO...)

BURLESQUE Vergogna, Zar.: alla tua età giochi ancora a fare il ragazzino
RIDICULE-STYLE: IL 'PUPO' PERDE VELO E VIZIO (GROTESQUE: BASTAAA!)
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IERI POMERIGGIO NEL RETROBOTTEGA MEDIASET (COLOGNO MONZESE)
->Lui? Un po' istrione un po' buffone. Un dandy-candy. Un perdigiorno

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-> Oggi, mercoledì 16 marzo, le ragazze-copertina del calendario "Burlesque 2011", Nadia di Scandiano e Vera di Reggio, saranno ospiti della trasmissione "Pomeriggio Cinque", condotta da Barbara D'Urso e in onda in diretta dalle ore 16.30 su Canale 5.
I temi della puntata sono la bellezza, la seduzione, la provocazione; inoltre, ciò che ha incuriosito i redattori del programma, è il fatto che il tradizionale portfolio quest'anno sia stato dedicato all'Italia e al 150° anniversario della sua unità nazionale, che proprio in queste ore si festeggia in tutto lo Stivale.
Con loro sono stati invitati anche il fotografo Enrico e il blogger Zar., i quali ripareranno il "torto" subito dalla nostra città per bocca di Roberto Benigni - in eurovisione - dal palco del recente Sanremo, laddove nel suo lungo e bel monologo-lezione sul Risorgimento e sull'adozione della bandiera e dei suoi colori il comico-attore s'è dimenticato di dire che il Tricolore è nato proprio qui, a Reggio Emilia.


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-> Potere piazzista o potere spiazzato? Un'intera classe 'digerente' è
sul tuorlo di una crisi di nervi. Dall'Uovo Filosofico alle uova di Dalì. Fenomenologia semiseria dell'albume di famiglia ex-Pci
// Feat. Zar

Dissertatio frittatae
* Note a margine dell'indigesto pasticcio-omelette tra Provincia e Cgil
La Struttura Delta ha dettato la linea-monstre: enfatizzare, mistificare

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Nella città in cui gonfiare i bargigli per avere una citazione sul giornale vale più che mostrare ratio e avere testa (le famose teste d'uovo, lucide in tutti i sensi), sarà d'uopo - e d'uovo - soffermarsi sulla leale portata (sulla reale omelette) di una vicenda altrimenti ingigantita politicamente e, di conseguenza, mediaticamente drogata (già: l'incontinentia publicandi è prassi tipica tra "pennuti", giacché le penne all'arrabbiata del moderatismo nostrano non vanno oltre la farina del sacco altrui, della serie "Vieni avanti, semolino!"). Massì, tanto rumore per nulla, ovvero: niente di n-uovo sul fronte 'accidentale'.

Perchè non esiste il reato di lancio d'uova (e comunque varrebbe la pena invocare il "legittimo impanamento o friggimento"). Men che meno di pulcino. Esiste invece la gara di lancio d'uovo, tipico gioco da sagra paesana (vince chi lo lancia più lontano), così come il lancio del telefonino. Più insidiosa, invece, la gara di sputo o il Ruttosound (celebre palio - tutto reggiano - di emissioni gastriche).

Diverso sarebbe lanciare galline: allora sì che si muoverebbero gli animalisti, con tanto di spray da usare su muri e pellicce della borghesia pelosa (absit iniuria verbis: pelosa in senso stretto, da fiaba della piccola mammiferaia). E bisogna distinguere tra peluria (gallina vecchia fa buon brodo: non a caso il ditino è stato puntato dagli orfani del 68 e del 77 barricadero - tipico meccanismo di rimozione interno alla stessa ovovia culturale, tutti lì a dirsi riformisti e non radicalisti, comunicanti via e-mail e anti-comunisti "via Mao!", manco fossimo tornati ai pur prosperosi tempi di Gallina-ri, quando non c'erano P3 e P4 su cui indagare, ma solo P38 pronte all'uso), penuria (di addebiti specifici con cui delegittimare l'antagonismo giovanile, perdipiù in una società "no future" invasa - ma non invasata - dal precariato) e pecunia (allorquando la sostanza risarcitoria si risolverà in obbligo di ritinteggio, pena rieducativa di stampo amministrativo e non penale).

L'ultimo lancio di uova assurto (e poi il più delle volte assolto) agli onori della cronaca nazionale è quello di qualche giorno fa, a Roma, all'indirizzo di una caserma carabiniera, laddove tre di loro risultano indagati per violenza sessuale (non a danno di una gallina qualsiasi, ma di una ragazza vera, in carne bianca e ossa rotte).

Insomma, in politica e in piazza il lancio di uova è pratica diffusa e generalmente tollerata: un tempo espressione artistico-futurista, oggi è banalità seriale e seriosa. Sempreché il bersaglio sia una parete e non una persona. La protesta plateale, infatti, è un fatto (atto) ri-ammesso e concesso, così come la digressione metafisica: non però l'aggressione fisica (che non c'è stata, come abbiamo letto: nella loro strampalata, improvvisata caccia alle streghe, i pretoni-stregoni politicantes della lingua italiana non sono andati oltre una "quasi rissa", che suona un po' come la barzelletta che ha per protagonista una ragazza la quale, per tranquillizzare il fidanzato, ammette sì di essere incinta, "ma appena appena" - battuta che fa il paio col titolo di un film dello scorso anno: "Piacere, sono un po' incinta", con la Lopez; detto ciò, la madre dei cretini, in generale, a ogni latitudine, lo è sempre, incinta, e per intero).

Lanciare uova contro qualcosa, infatti, non è esattamente come scagliare uova addosso a qualcuno. L'aspetto simbolico (ossia socio-sindacale) anche a Reggio ha prevalso sulla volontà offensiva ad personam: avessero voluto individuare nella Presidente della Provincia il nemico del popolo, essendo Ella arrivata sul luogo del "diletto", l'avrebbero coinvolta di peso nella maionese antagonista, usandola cioè come "caprese" espiatoria (con tanto di mozzarella di bufala - quella fresca di giornale - e i soliti "pomodorissimi" politici di complemento) della loro indignazione. Invece no, è lei che è sbucata alle spalle, come un coniglio mannaro dal cilindro di un mago del marketing.

Ma di che rivoluzione stiamo sparlando!? Ai tempi di Maria Antonietta si lanciavano brioches (perdipiù ai cinque cereali): oggi invece l'Ape Regina Sonia-o-son-desta lancia strali facendo strame del principio check and balance entro cui si opera tra controllati, controllanti e controllori, e anziché offrire una birra Peroni ai suoi amici no-global si è sentita in dovere di trasformarsi in "sbirra Peron" (leggasi Evita), tanto da applicare freccine su foto avulse pur di accreditare prove a carico dei riprovevoli e dunque prove a discarico della sua fallosità di ab-reazione (l'aver cioè voluto affrontare e redarguire i suoi contestatori: tipica reattività da galletto libico, Gheddafi o non Gheddafi), e su tale "metodo Tripoli" esistono noti precedenti, tanto che più che di reazione bisognerebbe parlare di coazione (da coattività-cattività), sì, di "coalizione a ripetersi".

Fossi stato in loro avrei lanciato uova di struzzo, e sempre in senso allegorico, ossia per sottolineare la tendenza della politica e dei suoi megafoni a nascondere la testa nella sabbia, a fregarsene della rabbia dei meno abbienti e/o dei meno obbedienti e, last but not "beast", a invocare la "gabbia" per tutti, squalificati al rango di terroristi senza volto, mentre al massimo può trattarsi di "erroristi" da pic-nic domenicale fuoriporta.

Dopodiché bisognerebbe verificare se si sia trattato di uova fresche o di uova marce: le prime rappresentano un invito alla speranza sui generis, al rinnovamento della classe dirigente (pars construens); le seconde rappresentano di contro una rassegnazione tour court, senza sbocchi negoziali (pars destruens). Qua un investimento (uno slancio, ancorché rivendicativo) nel futuro, là una punizione (una ritorsione, poichè il mondo marcio richiede uova pendant) per il passato.

"L'uovo è un ingrediente che entra in innumerevoli ricette di dolci, gelati, piatti sapidi grazie alle sue proprietà emulsionanti, coagulanti e schiumogene" (Wikipedia, più aggiornata dell'enciclopedia Ovo, altro parto dellutriano cui s'è dedicato l'ex Pezzi televisivo): come dire, davvero un oggetto pericoloso... Tant'è che, di tutti gli alimenti di uso comune, è l'unico che si rompa nel proverbiale paniere (metafora dell'aspetto conturbante e spiazzante di chi, Davide contro Golia, vede e indica il Re Nudo al pubblico ludibrio, destabilizzando il Sistema, o meglio, il Sistemino da schedina Totip), e ciò la dice lunga sulla sua vulnerabilità, quindi sulla sua potenza in-offensiva.

Come una palla di neve tra bambini, come un gavettone tra goliardi: molto peggio l'intifada o i sanpietrini, oppure i lacrimogeni e gli idranti (per non dire i lanciafiamme: quelli sì che nuociono alla salute e cuociono l'insurrezione a fuoco lento...). Come, soprattutto, il lancio di frutta e verdura da un loggione. E l'ortaggio mica è un oltraggio, no?

Appunto: se lo spettacolo non piace, o se la rappresentazione insistita di un potere pubblico (un potere scenico-teatrale, ad esempio, quindi "oscenico" o tetragonale) inciampa in una stecca-gaffe, è antica consuetudine tanto prodursi in fischi e buuu quanto (in teoria) lanciare pomodori o cachi addirittura sul palco, mirando alla maschera-macchina attoriale (cfr. Bene) dei protagonisti. Domanda: le uova sono forse più contundenti di un pomodoro acerbo Ogm (dunque gigante) del Sud? Esiste per caso un razzismo di stampo ortofrutticolo o, peggio, avicolo?

Tuttavia tra simili ci si riconosce, tanto che negli ultimi giorni tanti galletti cedroni, insieme a polli da allevamento e a qualche cappone (nel senso di "altrimenti evitato" cantore a mezzo stampa: si sa, specie in politica il primo gallinaceo che canta è quello che ha fatto l'uovo o, al massimo, che s'è bevuta la storiella delle uova-molotov, probabilmente le stesse che D'Alema disse di aver lanciato quando frequentava la Normale di Pisa, lui che non a caso sognava un "paese normale" - dal titolo di un suo rest-seller, cioè il classico "libro che resta").

Insomma, tutti lì a spendersi e spandersi in dichiarazioni apocalittiche e prese di posizione apodittiche (quelle sì davvero allarmanti, inquietanti), tutti lì a cercare il pelo nell'uovo anziché dimostrare una buona volta un po' di pelo sul burocratico stomaco. Uno zabaione di parole in libertà, caricate a salve ma tonitruanti come un raudo in piccionaia: un festival dell'enfasi e della retorica, per non dire dello sproposito luogocomunista. Facendo a gara a chi l'ha sparata più grossa sui giornali, a caldo: candidati all'Oscar Coccodé concetti evergreen come "violenza" (nella variante "isolare i violenti") e "democrazia" (nella variante "attacco alla democrazia").

Arbasino, nella sua lunga frequentazione elencatoria (proprio ieri sera abbiamo ri-sfogliato "Super-Eliogabalo", anno 1969 - Adelphi 2001), sfotterebbe una dopo l'altra le perle hard boiled estrapolate dal cantilenante e catilinario frasario usato in comunicati iperbolici e ipertrofici, dunque a-critici e a-prioristici (ci si augura anche a-nonimi, a-pocrifi e a-cefali... è una battuta, suvvia), buoni per tutte le stagioni - tranne quelle di Vivaldi - e per tutte le salse (all'uovo) proprio perché decontestuali, decostruiti (nel senso di incongruenti) e deconseguenti (nel senso di incoerenti), quindi sostanzialmente "decò": precipuamente decotti o meramente decorativi.

Persino il centrosinistra (anzi, soprattutto il centrosinistra moderato e illuminato, quello che di solito campa sul cerchiobottismo in stile "un colpo all'albume e un colpo al tuorlo") ha scomodato il suo ricco "albume" di famiglia azzardando paragoni infelici con la strategia della tensione (pur prediligendo molti di loro la strategia della pensione, specie quella baby) e gli anni di piombo, quasi che la galassia Pd - che Cocciante chiamerebbe "bella senz'animosità" - avesse fretta di rivelarsi nei panni di un'area ormai alla coque, ovvero - almodovariamente parlando - come un partito senz'aura sul "tuorlo" di una crisi di nervi.

Domande: s'è mai fatto male qualcuno col lancio di uova? Decenni fa è morto un tipo per un razzo allo stadio, ok, e peggio ancora sarebbe lanciare sassi dal cavalcavia, certo: ma le uova!? Imbrattamento, t'avessi preso prima: già, il massimo cui si può ambire in termini di repressione, giacché siamo al livello del lancio aumma-aumma di un mozzicone sul marciapiede... del calpestare un'aiuola o un fiore nel deserto (cfr. Daniele), dell'urinare contro un lussuoso palazzo, del lasciare le deiezioni del cane sul percorso-vita del parco sotto casa, del camminare senza pattine nella casa della zia dopo che - di prima mattina, in un giorno piovoso - si è andati a tartufo (e senza stivali) in un bosco.

La democrazia, com'è noto, non è questione di imbrattamento, bensì di barattamento, e comunque ripristinare i colori di una facciata d'edificio è molto più semplice che cancellare graffiti sui muri o ripulire i chewingum di cui sono lastricati i marciapiedi urbani: o rimuovere la plastica o l'alluminio dai sentieri in riva ai fiumi, le macchie di olio sulla giacca scamosciata che ti calza a pennello, le tracce di Dna da una T-shirt nera dopo una "venuta" al dunque. Deturpare, poi, è un'altra fattispecie: significa rovinare il bello agendo per la bruttezza, guastare l'immagine armoniosa e originale di qualcosa. Tuttavia, mettere i baffi alla Gioconda con Photoshop e riprodurne una copia scherzosa da regalare al prof. di Disegno alla festa di fine anno non è esattamente come avventarsi con un martello contro il Mosé o il David.

Resta il fatto che imbrattare opere d'arte è più grave che danneggiare un nano da giardino di ceramica, qui nessuno lo an-nega: nel primo caso si avrebbe un vandalismo di stampo vagamente artistico (alla stregua delle auto bruciate, degli sportelli bancomat fatti saltare e delle vetrine mandate in frantumi nel corso di ben altre manifestazioni di piazza), nel secondo invece un semplice gesto di disperato dispetto verso l'organizzazione che da anni lotta per liberarli.

E il presunto lancio di oggetto pericoloso? Altra mistificazione feudatario-reazionaria, più o meno come può esserlo l'avvistamento di Ufo. Un oggetto per essere pericoloso dev'essere lanciato ad altezza d'uomo, figuriamoci un uovo (cioè un soggetto... come il baco che diventa farfalla, "egli" diventa anima-le ruspante). L'uovo, inoltre, possiede significati alchemici non indifferenti: era la Fenice a deporre l'uovo cosmico, che a sua volta raffigurava il contenitore in cui era posta la sostanza da trasformare; un simbolo della totalità primordiale da cui scaturisce il mondo della manifestazione, anch’esso suddiviso in quattro parti per significare le direzioni cardinali, la rosa dei venti o la croce. L’albume corrisponde alle acque sopracelesti, il tuorlo al mondo della manifestazione (cfr. Jung).

E cos'è stata, quella di Aq16, se non una "manifestazione", peraltro autorizzata e svoltasi in maniera assolutamente lineare e regimentata? Perché, allora, inscenare una canea-"frittata" intorno a uno sparuto gruppo di dissidenti dissenzienti disobbedienti, criminalizzati senza appello per aver osato partecipare a un corteo in strada ossia disertando la corte (il coro) dei miracoli di Palazzo? Cui prodest?

Dalla disobbedienza civile attiva di Thoreau alla resistenza pacifica passiva di Gandhi e fino all'alterità-alternativismo reattivo del downshifting, è cosa buona e giusta ri-vendicare una propria Weltanschauung, una propria Einfuhlung (punto d'equilibrio tra empatia e idiosincrasia), dunque un proprio missaggio di identità e di visione del mondo, della società e in buona sostanza della vita o di ciò che ne resta in termini di sopravvivenza-sopravvenienza.

E ancora: "Per formare l’Atanor, o Uovo Filosofico in noi, è necessario un sincero desiderio di migliorare, e che la nostra attenzione sia mirata e tesa al risveglio, o che la nostra volontà miri a divenire ‘forte’, come diceva il teosofo Assagioli, ossia saggia e ‘universale’...". Ed è questo lo spirito che ha mosso l'Homo N-ovus dei ragazzi di Aq4x4, in effetti un veicolo sociale (un auto...daSé) ad "at-trazione interiore".

Non è un caso, par excellence, che quando si vuole risalire alle origini, in un racconto qualsiasi o in una spiegazione, si usi dire “cominciamo ab ovo”: è una locuzione esaustiva che assunse valenza universale quando a codificarla fu il celebre poeta latino Orazio. E in tutte le culture dell'Inizio o della Ripartenza o dell'Emancipazione l'uovo ha sempre conservato un posto di primo piano (il citato Uovo Cosmico, per intenderci, da cui si generò l’intero universo, viene riconosciuto dai Polinesiani, dai Peruviani, dai Giapponesi, dagli Indiani, dai Greci, dagli Slavi, dai Finni, dai Fenici e chi più ne ha più la smetta).

L'uovo, infine, è una delle immagini arche-tipiche di cui si serviva Dalí. L'artista associa all'uovo il periodo prenatale e intrauterino, usandolo per simboleggiare la speranza e l'amore (l'uovo compare ad esempio ne "Il grande masturbatore" e ne "La metamorfosi di Narciso"). Speranza e amore, appunto, non odio; men che meno danneggiamento o distruzione.

L'uovo infatti non lascia cocci da ricomporre, né strutture da riparare (essendo Egli sovrastruttura animata ed extramateria animosa). E' pura gelatina, basta levarsela via e semmai lavarsi (ma senza lavarsene la mani, come abbiamo spiegato). Come una torta in faccia, dopo un presunto torto. Un Grande Disturbatore per dire "no" alle tante, troppe metamorfosi dei narcisi locali. Che pensano più ai nuovi tegami che agli storici legami, deviando la politica di centrosinistra dalla padella alla brama.


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* L'ultima 'perla' di Bersani: "Dialogo è una parola
fumosa. E se devo fumare, fumo un Toscano"
(Ieri)
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Il magistrato non è Dio in terra. Non è infallibile, non è onnisciente né onnipotente né neutrale. Il problema vero della Giustizia è teologico
Ridurrei l’intera riforma della giusti­zia a un solo articolo: il magistrato non è Dio in terra. Non è infallibile, non è onnisciente né onnipotente, non è al di sopra del bene e del male, non è neutra­le, non è depositario unico e autorizzato della Verità, non può entrare dappertut­to e occuparsi di ogni cosa in cielo, in ter­ra e in ogni luogo. Perché il problema vero della Giusti­zia è di natura teologica. Da quando dila­g­a l’ateismo e non crediamo più alla Veri­tà Unica e Assoluta, da quando non fun­zionano più neanche i surrogati teologi­ci, ovvero le ideologie, abbiamo lasciato il ruolo di Dio al Magistrato. Lui stabili­sce i confini della vita e della morte, occu­pandosi di bioetica ed eutanasia. Lui de­cide la sorte di famiglie, minori, adozio­ni.
Lui stabilisce quali reati perseguire e quali no, di quali occuparsi e quali far marcire negli anni. Lui decreta se il politi­camente scorretto è perseguibile a nor­ma di legge oppure no, giudizi storici in­clusi. Lui impone se devi cedere o no la casa di tua proprietà e i tuoi leciti guada­gni alla tua ex moglie, e decide se tutela­re i tuoi diritti elementari o se adottare una giustizia compensativa e distributi­va, fondata sul principio egualitario che devi dare per la sola ragione che guada­gni di più. Lui entra nella vita privata e decide quando la sessualità è reato e quando invece è libera privacy. Lui deci­de i palinsesti, reintegra i giornalisti, in­dica cosa devono fare e di fatto decide la linea editoriale dei tg. Lui può forzare e reinterpretare le leggi e di fatto modifi­carle attraverso le sentenze.
Lui può ro­vesciare i verdetti della volontà popola­re. Lui è il Supplente di Dio e può inter­cettare e sputtanare anche la vita più inti­ma. Lui non paga se sbaglia. Ma che Lui non sia Dio in terra non c’è bisogno di dimostrarlo attraverso complicate pro­ve teologiche, ne basta una empirica: se il 90% dei reati resta impunito, se i tempi d’attesa di giudizio restano così lunghi, se il tasso di errore è così elevato, insom­ma se la Giustizia fa così schifo, vuol dire che non è nelle mani di Dio ma nella mi­gliore delle ipotesi di comuni mortali. Anzi a volte ometti, discesi dal verbo omettere.
(Marcello Veneziani)



-> Perché non esiste più una auto­noma politica della sinistra italiana? Perché l’opposizio­ne è governata dall’esterno, da giornalisti che fanno i magistrati, gli origliatori, i pornoromanzieri, e da magistrati che trafficano in noti­zie con i giornalisti? Il giornalista di sinistra all’italiana è arrogante, è self­righteous (dal vocabolario: che si considera moralmente superiore, moralistico, bigotto). Non sopporta che qualcuno si metta in posizione di attacco, che lo critichi, che si difen­da su un piano di parità. Non cerca l’interlocutore, non accetta sfide ca­valleresche (vero, Scalfari?). Si sente investito di una missione che perse­gue senza rischi reali ma in modo fa­natico. Pensa di lavorare gratuita­mente per il bene della causa, e per il bene in generale. Non tollera dissen­si che non entrino di forza nel copio­ne di una commedia scritta da lui stesso, con protagonisti e antagoni­sti inventati allo scopo di compiace­re il lettore o lo spettatore, il suo incli­to pubblico di perbenisti. Esistono eccezioni, ma sono molto rare... (CONTINUA DENTRO...)

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Festeggiare il compleanno o farne il funerale? Da oggi Scandiano in fiera
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C'è amarcord e anal-cord, come direbbe Dagospia (eh sì, tre lustri sono pur sempre tre lustri: giusto il tempo di passare "dal post-moderno al post-ribolo")... Siamo nella zona ceramiche: terra di giornali giovanili e antiche battaglie, costrutti corsivi e scritti corsari, sinossi di complemento e sinapsi in movimento, di lune storte e di falò estivi. Ma veniamo alla polpa del discorso, cioè al nostro 'dissenso' di colpa, al nostro dissesto storico-esistenziale...

La carica dei 101 (numeri). Il periodico free press "L'Occhio", di cui sta per uscire un'edizione speciale di ben 128 pagine con finiture in oro massiccio (la numero 102 di una lunga storia), il prossimo mese festeggerà i suoi primi - e sicuramente ultimi - 15 anni di vita (emozionante ma spesa male). Già, 15 anni: quasi quasi l'età giusta per frequentare Arcore...

Battute a parte, il giornale satirico che vede e provvede (ma anche quello "che non ti perde di vista"), vale a dire un'esperienza editoriale unica nel suo 'degenere' - per linguaggio, per iconografia, per longevità - nel panorama della pubblicistica indipendente emiliana dalla nascita dell'impero austro-ungarico ad oggi (fatta eccezione per la rivista Die Fackel - la Fiaccola - di Kark Kraus, fondata nel 1899 e uscita come e quando poteva fino alla morte del suo direttore-editore, nel '36), celebrerà l'invidiabile traguardo raggiunto navigando in direzione ostinata e contraria con un mega-party in una località ancora top secret - esclusa a priori la Libia, per indisponibilità di traghetti - organizzato per sabato 16 aprile... da non confondere con il 6 aprile, data peraltro molto attesa dalle parti del tribunale di Milano, ma per un altro tipo di party-tocrazia.

Saranno presenti all'happening, tra gli ospiti vip, anche la cubista Ruby Ruba-quorum (probabile successore di Alessio Mammi in quanto candidata sindaco per il centrosinistra nel 2014) e il pirata della rete Julian Assange, ex frequentatore di Youporn poi diventato patron di Wikileaks, la community che sta per pubblicare a puntate i "cablo" con i passaggi più controversi del contratto siglato tra l'amministrazione boiardesca e il ministero dell'Interno circa l'affitto del monumento Rocca, intramontabile sex-symbol cittadino.

Ri-scherzi e sesterzi a parte, era il 6 aprile 1996 quando L'Occhio arrivò per la prima volta nelle edicole di Casalgrande, caricato a mano sulle spalle di qualche volonteroso strillone perdigiorno. E fu subito successo (nel senso di participio passato del verbo succedere). Quindi, a grande richiesta, il fenomeno di costume - meglio: bikini - arrivò nelle edicole e nei bar di Scandiano (anche in quelli gestiti dai cinesi), e sempre "a gratis": era il 14 novembre 1998, data che i nostri due-tre antichi detrattori continuano a giocare al Lotto senza cavarne un ambo dal buco (di bilancio: il loro).

Da allora il periodico stracult è sempre uscito (quando aveva tempo, voglia e debiti inferiori ai 1.000 euro) in quattro comuni d'un sempre più distratto distretto, con code di attesa davanti alla tipografia per la copia staffetta e andando ogni volta letteralmente a ruba in edicola (attenzione: ruba, non "a Ruby"), tanto che alcuni mesi dopo si pensò di adottare lo slogan "il giornale che va via come il pane gusta come la Nutella". Insieme ai due comuni capofila il foglio di 8 sfacciate facciate, come in un qualsiasi Risiko che si rispetti, colonizzò pacificamente anche Rubiera e Castellarano (rifugio dell'Abetone compreso), arrivando ben presto a costare più di distribuzione - effettivamente capillare, camposanti inclusi - che di stampa.

Nel 1996 molti di noi erano ancora vergini, il Foglio di Ferrara (un cognome, non una città) era nato da tre mesi, Ligabue si godeva il lungo tour di "Buon compleanno Elvis", nessuno di noi aveva un telefono cellulare né la posta elettronica (che fortuna!), al governo c'era Prodi (ma in pochi se ne accorsero), Wojtyla stava benone e le Torri Gemelle erano ancora su. Eh sì, di acqua lungo i monti ne è passata, così come d'inchiostro sotto i rulli della mitica Heidelberg, il cui lavoro era completato da un piccolo esercito di volontarie "piegatrici umane" di età compresa tra i 75 e gli 80 anni (tutto vero!), con nonne e zie a dirigere la catena di montaggio organizzata per alcuni anni il terzo venerdì di ogni mese a Salvaterra, sede di quel satrapo schiavista del direttore di allora, che poi è quello di adesso anche se nessuno glielo ha ancora detto.

E quante polemiche, quante schermaglie con le giunte comunali di allora... (pausa per necessaria deglutizione: fare lungo respiro - ndr). Non erano abituate, le stanze dei bottoni, alla critica pungente e al cazzeggio serrato; non erano preparate a fronteggiare un giornale libero e lunatico, impertinente e irriverente, e per questo ci scappò anche un'abbondante manciata di boicottaggi e alcune querele (la prima nel maggio 1997, l'ultima nel dicembre 2000: ma li abbiamo capiti ex-post e perdonati; massì, avevano le loro buone ragioni), sempre finite in nulla, cioè in vacca, insomma col sorriso sulle labbra e il latte alle ginocchia.

Bei tempi: dialettici, veraci, spericolati, maledettamente esagerati. Più si dimostravano arroganti e permalosi più noi, per reazione (i cani di Pavlov? le oche di Lorenz?), eravamo incoscienti e stronzi. Che figata. Talebani di qua, talebani di là: realtà speculari e duelli rusticani, piani distanti ma istinti sovrapposti. C'era grande fermento politico (specie all'interno del centrosinistra, in quei tempi diviso) e L'Occhio, con intuito e ideal-cinismo, non fece altro che ergersi a sismografo degli umori collerici e dei 'disamori' tellurici di partiti e fazioni di cittadini, dandone conto e caricando la miscela con titolazioni icastiche e commenti gastrici, centrando quasi sempre i nervi scoperti nonché i tic e i trip, i loop e il mood, le contraddizioni e contrattazioni del potere pre-costituito.
E ancora: nel 2006 sia le forze di maggioranza sia quelle di opposizione dimostrarono vivace interessamento circa l'acquisizione della testata di maggiore penetrazione (non è un termine osé - ndr) e impatto sul territorio: alla fine prevalse la minoranza (forse più decisa), che si aggiudicò la gestione del giornale per un anno, fino a fine 2007.

Dopodiché, nel 2008, L'Occhio tornò a essere orfano di se stesso - anche tecnicamente, ossia un passatempo per chi lo fa e chi lo aspetta, un fulmine a cielo piovoso nella fin troppo serena "cartoleria" nostrana. Con sempre meno articoli di taglio politico-amministrativo di mezzo e sempre più spazio dedicato ai temi del commercio (sennò chi lo paga, cribbio!?) e ai modi dell'intrattenimento locale: che tanto, detto tra noi, agitare la scimitarra e giocare a fare gli indignati serve a poco e tanto alla fine si muore lo stesso, con o senza sovrastrutture-monstre da difendere o ideologie-fuffa da attaccare. Per il resto, a parlare egregiamente di piastrelle o gite in bus e carnevali ci pensano altri, più bravi di noi - non in senso manzoniano, sia chiaro - e più addentro a quelle cose.

Tanti scoop, foto inedite e interviste esclusive, poi gossip e glamour, frizzi e lazzi e perle e porci (ma sempre con le ali, come quelli della Ravera), con una formula a metà tra il giornalismo ficcante e la battuta piccante, tra la battaglia culturale e la difesa di cause perse. Totale: più di 10.000 immagini pubblicate, migliaia di lettere e segnalazioni ricevute, 2.500.000 pagine stampate (da dicembre 2008 full color, prima a due colori e fino al 2004 in formato big size), centinaia di notti insonni e nessun premio Pulitzer vinto.

E come non citare, infine, i celebri, attesi e fortunati calendari realizzati come supplemento annuale al giornale a partire da fine 1999 (lunario 2000, "Intimity"), che hanno contribuito non poco a promuovere il nome e l'immagine (le eccellenze!) di Reggio e dintorni in Italia... Un vero e proprio omaggio alla bellezza e al sense of humour locale, capace di far arrivare più volte in paese - per loro diretto interessamento - telecamere e inviati di Rai e Mediaset... che evidentemente non avevano di meglio da fare né da (di)mostrare.

Ok, e adesso? Boh. Cosa resterà di questi "anni zero"? Bleah! Poco o punta. E allora punto e a capo. D'altronde le mamme imbiancano, le nonne lasciano, le donne mollano, gli amici crescono, i figli escono, i tigli seccano: e poi ci sono nuove testate e nuove testardaggini, da D-Stretto a Statale 467, ci sono i social nerd-work e i voli (pindarici) low cost. Sicché rullino i tamburi e frullino le idee, e dunque: dopo questa confessione-concessione, questa tiritera tiratardi che sfiora i capelli e sfora di chissà quante mila battute lo spazio (carte blanche) a disposizione di Sara e a discrezione di Andrea... già: che fare? C'è un passato, benissimo: per caso c'è anche un futuro o tutto questo ec-citarsi addosso è storicismo (stoicismo) fine a se stesso, cioè a se stante? Progetto in cantiere o rigetto d'antico canto, de profundis tout court e quindi rien ne va plus o piuttosto dulcis in fundo in cui tout se tient, laddove «il faut souvent bien reculer pour mieux sauter» (Molière)? Insomma: sicuri che il party del 16 aprile non sia un funeral-party, e magari questo il suo manifesto-epitaffio? Ari-boh. The future is unwritten, il futuro non è scritto cantava Joe Strummer (al suo funerale).

Tuttavia (o nonostante ciò, vi capisco) se siete arrivati a leggere fin qua, fino all'ennesima riga di questo sghembo e rutilante spartito di memorie, significa che qualcosa da dire o da fare c'è ancora (prego, accomodatevi, avanti il prossimo...), che la sete di lettura mai come oggi è fame di svago, cioè un po' valvola di sfogo e un po' zattera di fuga da un'attualità cafona (così vi voglio, resistenti e reattivi...), e dunque che si può ancora scrivere qualcosa di nuovo o di diverso dalla turris "e-burbera" (vade retro Facebook!) di questa nostra - mia e vostra - presenza/assenza, da questa stanza/speranza che forse mai troverà conforto e asilo su questo democratico magazine, sfogliato da mani prudenti ma invogliato da pensieri che prudono, e non è bigiotteria d'antan. Perché sarà anche vero che non è mai troppo tardi per dire che è troppo presto per ricominciare di slancio: ma se non ora quando? Quando mai saremo ancora qui, tra noi, così? Dunque a presto o a mai più. Perché chi cerca "prova". Sipario.


Ciro Andrea Piccinini - The Prosumer / (All nights reserved)

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* Prima pagina del primo numero de "L'Occhio", uscito il 6 aprile 1996

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Lo show una pocum del 26/2? Una "ronda" non fa primavera...
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Zar.: "Stop agli accanimenti terapeutici e fintamente taumaturgici; basta con gli accadimenti tetragoni pensati come inutile riduzione del danno (tipo rassegne estive e altri orpelli-spot).
Il centro storico è morto; e la movida (oggi tradotto in "no-vida") ha ferite al cuore e pezze al culo; prendiamone atto e diamo loro degna sepoltura.
Cresciamo in consapevolezza: passiamo dalle carnevalate in stile 'morti viventi' alla tumulazione vera e propria; spesso una messa da requiem aiuta a sopportare il dolore più di una seduta spiritica. Amen"


-> Già: cosa resta del comunque riuscito evento in maschera pompato a dismisura dai 'bass media'? Sicuri che la portata provocatoria e il senso testimoniale del 'flosh'-mob non siano stati neutralizzati (direi assorbiti) dall'adesione last minute, al corteo in piazza (mossa peraltro strategicamente azzeccata e tatticamente forte: bravo), del 'fotto''-reporter Mimmo? Cioè: finita la ricreazione si torna tutti ricomposti in classe? (O per colpire nel segno bisogna per caso ricorrere alle note uova?)

Detto, fatto. In poco meno di due anni si svuota di locali una delle vie un tempo più frequentate della movida reggiana. Dopo “Casseruola” e “Bottega dei Briganti”, infatti, anche il “Canale Maestro” lascia via San Carlo. Dopo anni di “pressing” da parte dei proprietari dello stabile che ospita uno dei locali più belli del centro, i titolari hanno preso la decisione: si trasferiranno poche centinaia di metri più in là, alle porte del centro, in via del Guazzatoio nei locali lasciati liberi da un altro ristorante che poche settimane fa ha chiuso i battenti, la Taverna delle Sette Torri.
Non si può quindi parlare, almeno in questo caso, di vera e propria fuga dal centro storico. Resta la sensazione però di un precariato diffuso nel campo della ristorazione reggiana. Tra cambi di sede e chiusura di attività è difficile trovare in centro storico dei punti di riferimento “storici”, i più consolidati nel tempo affondano le radici negli anni Novanta, dal Prospero alla Spaghetteria. Manca una “memoria storica” del centro storico che possa rappresentare un valore aggiunto, un motivo di orgoglio nel tenere aperto. Ma finchè gli affari vanno meglio fuori dalle mura, come dare torto agli esercenti in fuga? ("Reporter", oggi)

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10 FOTONOTIZIE / Martedì Grasso go home. Ora i fioretti di Quaresima
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L'ex vicesindaco di Castelnovo Sotto, Speroni, vestito da bunga bunga

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Con la T-shirt "C'è una foca nel parterre" (la foca, che dio la benedoca!)

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Pure i CloroformioDreamMen anti-Sonia in corteo davanti alla Provincia

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Fotoalbum per l'inaugurazione della sede leghista della zona ceramiche

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Presentato in biblio a Scandiano il libro di Sara D. A. (con Saviano-Bini)

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Pranzo sociale dell'associazione culturale Puntavanti (Zar. in totalblack)

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Ragazza reggiana S.N.O.Q. manifesta ridente a favore del low cost love

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E' uscito il bel "Berlusconi e la fabbrica del popolo" (E. Polidori, Aliberti)

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GdR: deriva splatter (e agguati) in redazione dopo il cambio di direttore

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Una reginetta bombastic del carnevale e, a destra, "Miss Confapi 2011"

-> Premessa. Non viviamo nel migliore dei mondi possibili. La libertà, il benessere e la giustizia non sono mai acquisite una volta per tutte. Il loro dominio può e deve essere esteso senza sosta.
Detto questo, qualcuno esagera nel senso opposto, dipingendo una società, quella occidentale, sempre sull’orlo dell’abisso. La democrazia? Ridotta a una parvenza, il fascismo è dietro l’angolo. La ricchezza? Ottenuta alle spalle di una parte del globo che non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Crescita, competizione e concorrenza? Un uragano che devasta l’uomo e il pianeta: meglio decrescere. L’economia? Il regno del più forte, puro darwinismo. L’uguaglianza? Inesistente, mai stato così ampio il solco fra ricco e povero, uomo e donna, uomo bianco ex colonialista e uomo nero ex colonizzato, Nord e Sud di casa nostra e dell’intero mondo. L’ambiente? Sfruttato fino al midollo da governi schiavi delle multinazionali dell’energia. L’informazione? Finita, uccisa dai monopoli, resiste giusto qualche blog indipendente.
Quindi, vista la situazione, Indignatevi!, come suggerisce il pamphlet d’alta classifica firmato da Stéphane Hessel, un caso editoriale in Francia (da noi esce per ADD editore, pagg. 62, euro 5). Hessel, classe 1917, protagonista della Resistenza francese, fra gli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, non ha dubbi. Se siamo caduti tanto in basso, un motivo c’è. Questo: il capitalismo, descritto come «il potere dei soldi» che trascura l’interesse generale al fine di generare dividendi e stipendi vertiginosi per azionisti e dirigenti. Meglio sarebbe stato, secondo Hessel, mettere il sistema produttivo nelle mani dello Stato. Come sosteneva il programma della Resistenza: «il ritorno alla nazione dei grandi mezzi di produzione monopolizzati - frutto del lavoro collettivo -, delle fonti di energia, delle ricchezze del sottosuolo, delle compagnie d’assicurazione e delle grandi banche».
La mentalità contraria al libero mercato dispone di ottima stampa. Ieri Repubblica dedicava una pagina all’ultimo saggio di Luciano Gallino, Finanzcapitalismo (Einaudi), in cui, tra un distinguo e l’altro, si annunciava la necessità di uscire «dal pensiero unico neo-liberale» ritenuto responsabile della crisi scoppiata nel 2008 e della trasformazione dei cittadini in «robot o in esuberi». In «servo-meccanismi» di una macchina che prospera alle loro spalle. Qualche tempo fa, il Corriere elogiava caldamente un libro di Ermanno Rea, La fabbrica dell’obbedienza (Feltrinelli) in cui, dopo aver menato fendenti agli italiani in piena decadenza morale, si vagheggia un’economia virtuosa, «alternativa alla competizione capitalistica», e «un mercato sottratto al feticismo delle merci, all’imperativo dei consumi e dello spreco illimitato».
E potremmo proseguire con altre novità librarie. Per lo psichiatra Vittorino Andreoli (Il denaro in testa, Rizzoli) il denaro ha creato il mercato dell’etica, cancellando ogni comportamento civile. Al punto che l’autore si chiede «se non si debba istituire anche una psichiatria dell’economia o almeno della finanza, ma questo è un tema ancora troppo recente, perché la psichiatria si occupi dei singoli e non ancora delle malattie sociali e della follia collettiva».
Se da libri e giornali passassimo al cinema, troveremmo lo stesso scenario, dal Gioiellino dedicato al caso Parmalat, in cui Tanzi risulta essere quasi vittima del sistema capitalistico, al sequel di Wall Street passando per Margin Call, uno dei film di punta dell’ultimo festival di Berlino. E a teatro grandi lodi per La compagnia degli uomini di Edward Bond, pagine e pagine di presentazione sul Sole 24 Ore, tesi di fondo: il libero mercato «ha distrutto la nostra cultura». Olè.
Gli apocalittici evitano però di rispondere a una domanda: nel corso della storia quale altra civiltà è stata libera, democratica e rispettosa dei diritti umani quanto la nostra, perfettibile quanto si vuole ma fondata sul libero mercato? (Alessandro Gnocchi, Il Giornale)

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Festa della gonna: cresce il fronte di chi diserterà i sexy-show in disco
->RE LUDO: VOGLIA DI STRIPTEASE, SI SPOGLIA ANCHE L'ARTE
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* DALLE UOVA AL NOVUS (HOMO): RESISTERE SI PUO', ESISTERE SI DEVE
Il sindaco non si faccia condizionare dalla borghesia reazionaria, intrisa di retorica vetero-fascista e intristita da un linguaggio becero-sfascista, tanto vittimistico quanto mistificatorio.
E rinnovi subito, senza esitazione, la convenzione a uno dei pochi "presidi di dissenso" in una città altrimenti conformista, allineata e integrata, in mano al capitalismo e inginocchiata al consumismo, narcotizzata dalla tv e ridicolizzata dalla politica, schiava delle mode e paralizzata dalle code (di traffico), disturbata dalle nuove mafie e dagli antichi torti e "masturbata" da tanti poteri forti mai veramente morti.


GRAZIE A UNA MAGIA LEGALE, IN INGHILTERRA PUOI OKKUPARE UNA CASA SENZA CHE NESSUNO POSSA NEANCHE MULTARTI - LA CASA DI GUY RITCHIE L’ULTIMA A ESSERE CONQUISTATA, MA OGNI SETTIMANA DECINE DI VILLONE SONO TRASFORMATE IN CENTRI SOCIALI, PER PROTESTARE CONTRO IL CARO-AFFITTI E LA RIFORMA SCOLASTICA - SITI E BACHECHE INDICANO AGLI SQUATTER LE CASE LIBERE, E ARRIVANO DA TUTTA EUROPA: 30 FRICCHETTONI SONO GLI ATTUALI VICINI DI STING E JUDE LAW (Titolo Dagospia)

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"Negli Usa i diritti civili dei neri, pur concessi sulla carta, sono stati resi effettivi solo dalle campagne di disobbedienza civile di massa degli anni Sessanta del Novecento. L'emancipazione nazionale indiana non sarebbe stata possibile senza le azioni di disobbedienza civile di Gandhi, che parlava anche di resistenza civile. Lo stesso Gandhi affermava: "noi cessiamo di collaborare coi nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano ingiuste. Questa è la resistenza passiva". In Italia ebbe una buona notorietà il saggio del 1965 "L'obbedienza non è più una virtù" di Don Lorenzo Milani, che appoggiava l'obiezione di coscienza contro il servizio militare. Uno dei massimi analisti (oltre che fautore) della disobbedienza civile contemporanea è lo storico radicale americano Howard Zinn. Nella sua celebre raccolta di saggi "Disobbedienza e democrazia" egli ci ricorda come "E' giusto disobbedire a leggi ingiuste, ed è giusto disobbedire alle sentenze che puniscono la violazione di quelle leggi". Nello stesso testo l'autore ci mostra poi, con resoconti e testimonianze, come molti diritti civili negli Usa siano stati conquistati solo con la disobbedienza: le stesse giurie, chiamate dallo Stato a giudicare i disobbedienti, pronunciavano verdetti di assoluzione (jury nullification), dopo essere state sensibilizzate dalla disobbedienza civile stessa, a dimostrare che l'obiezione di coscienza può essere più importante della ragion di Stato" (Wikipedia)

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-> WIKIZAR. La disobbedienza civile è una forma di lotta politica, attuata da un singolo individuo o più spesso da un gruppo di persone, che comporta la consapevole violazione di una precisa norma di legge, considerata particolarmente ingiusta, violazione che però si svolge pubblicamente, in modo da rendere evidenti a tutti e immediatamente operative le sanzioni previste dalla legge stessa. L'obiettivo di chi attua questa strategia di lotta è quello di evidenziare, mediante la propria disobbedienza, l'ingiustizia, a suo avviso palese, della norma di legge e le conseguenze che essa comporta. La DC non può considerarsi una motivazione attenuante o esimente rispetto alla sanzione penale, che deve necessariamente seguire l'avvenuta violazione di legge, fino all'eventuale cambiamento della legge stessa; ma ciò solo se si considera la "ragion di Stato" come istanza superiore a quella della coscienza dell'individuo. Se invece si parte dal presupposto che lo Stato è una costruzione umana, che non è infallibile, e che è diritto dovere dei cittadini di vigilare affinché esso non abusi del suo potere, allora, in questa prospettiva, la disobbedienza civile appare salvifica e meritoria...
-> Cos'altro leggere: * Henry David Thoreau - "Disobbedienza civile"
* M.K. Gandhi - "Teoria e pratica della non violenza"
(CONTINUA DENTRO...)

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In mutande ma vivi e virili: in Italia finisce sempre tutto in bunga bunga
* Dignità, conquiste sociali, diritti civili? Nulla possono contro lo strip!

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SAMBA PER 'BAMBA'? Iniziative, spettacoli e clima di carnevale in 50 città italiane. Tra flash mob, proiezioni e concerti, il comitato nato il 13 febbraio a Roma in occasione della manifestazione per la dignità delle donne torna in piazza. La Gelmini: "No a falsi egualitarismi"

Una giornata di appuntamenti in tutta Italia. E' quella che il comitato
"Se non ora quando?", nato in occasione della manifestazione dello scorso 13 febbraio a Roma 1, sta organizzando per la festa della donna, l'8 marzo. Il ministro Gelmini: "Mi auguro che l'8 marzo sia una giornata
in cui noi donne sapremo sgomberare il campo da rivendicazioni falsamente ugualitarie e sessiste"... (CONTINUA DENTRO...)

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Non è più tempo di mimose. Domani le donne scenderanno in piazza con proposte, richieste concrete. Vogliono lavoro e uguaglianza di trattamento e lo chiederanno a voce alta in oltre cinquanta città d’Italia come non avveniva da tempo ormai. E’ il ritorno ufficiale dell’8 marzo. Certo, è anche il centenario della Giornata internazionale delle donne. E lo celebrerà in pompa magna pure il Parlamento europeo, ma non basta a spiegare quello che sta accadendo in questi giorni. Che siano cento anni di anniversario non lo ricorda quasi nessuno, che sia il momento di far sentire la propria voce sì. E quindi archiviato il tempo delle manifestazioni con i mazzolini gialli e l’aria un po’ scanzonata, finito il tempo delle cene e dei regalini, a scendere in piazza sarà di nuovo la rabbia. «Per alcuni anni ci si è illusi che ci fosse uguaglianza e che tutti gli articoli della Costituzione fossero attuati - spiega Valeria Fedeli, sindacalista, e fra le fondatrici del movimento «Se non ora quando» - Ora sappiamo che non è così e, quindi, l’8 marzo torna ad avere un ruolo centrale. Infatti le nostre manifestazioni parleranno di lavoro». Porteranno in piazza tre richieste. Innanzitutto l’introduzione della legge 188 voluta dal governo Prodi e abrogata dal governo Berlusconi che cancellava le dimissioni in bianco, un foglio di dimissioni fatto firmare senza data al momento dell'assunzione che il datore di lavoro usa nel momento in cui la donna va in maternità per sbarazzarsene. Poi, un assegno di maternità universale per cinque mesi a tutte le madri, dipendenti o autonome, stabili o precarie, a carico della fiscalità generale e non di un fondo Inps. Infine, il congedo obbligatorio (e non solo facoltativo) per i padri retribuito al 100% per quindici giorni, come previsto dalla legge approvata dal Parlamento Europeo lo scorso ottobre. «L’Italia è un Paese in cui il lavoro delle donne viene considerato ancora non indispensabile - continua Valeria Fedeli - se vengono licenziate 300 lavoratrici, come è accaduto all’Omsa, ne parlano in pochi e non suscita alcuno scandalo. Se avessero perso il lavoro 300 uomini che sarebbe accaduto?».
E dopo l’8 marzo le donne intendono andare avanti. «Non si torna più indietro ormai - racconta Francesca Izzo, docente universitaria, una delle fondatrici del «Snoq». Vediamo che il nostro marchio viene utilizzato da tanti, è un fenomeno che si propaga Non riusciamo a controllarlo, nè vogliamo farlo. La prossima tappa sarà la nascita di un grande movimento di donne: un soggetto politico e non partitico che avrà rapporti con le istituzioni per creare un ampio dibattito politico e portare avanti le nostre richieste». Perché -" come si diceva cento anni fa - soltanto se noi donne scenderemo in campo direttamente potremo migliorare le nostre condizioni di lavoro», conclude Valeria Fedeli.
(Flavia Amabile, La Stampa)

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MENO PALASHARP E PIU' PALABIGI: "SARA' LUI IL NOSTRO CANDIDATO"
-> GRANDI MANOVRE, INTANTO, PER MANDARE PRODI AL QUIRINALE

Ieri sera tutto l'establishment di centrosinistra al concerto di Luciano
Dopo la vittoria di Vecchioni a Sanremo, si tifa per il Milan a San Siro


Archiviati il Vasco-Bersani ("Un senso") e il Jovanotti-Walter ("Mi fido
di te"). O il Fossati ulivista ("La canzone popolare"). C'è "Niente paura"


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CIFRE "Sono stati venduti 2855 biglietti il cui incasso è stato devoluto interamente al Gr.A.D.E, per un importo complessivo di 155mila euro".

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L'amministrazione comunale di Casalgrande propone una serie di eventi per celebrare la festa della donna. Nella serata dell'8 marzo, presso il cinema Nuovo Roma, sarà proiettato alle ore 21 "We want sex", al costo di 5 euro.
Il film del 2010 di Nigel Cole (il regista de "L'erba di Grace") con Sally Hawkins, Bob Hoskins e Miranda Richardson, racconta con grande leggerezza ed efficacia una battaglia emblematica da parte delle donne, ambientata nel cuore industriale dell'Inghilterra in pieno 1968.
E' lì che delle coraggiose lavoratrici riusciranno, con ironia e coraggio, a guidare lo sciopero delle 187 operaie addette alle macchine per cucire, ponendo le basi per la legge sulla parità di diritti e di salario tra uomo e donna. Un tema che ripercorre un periodo forte del movimento femminile, gettando gli interrogativi sulla situazione attuale nel lungo cammino verso la parità dei sessi.

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"Mille grazie alla scuola pubblica, l’unica che ho conosciuto e difendo"
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Non so che senso abbia dividersi tra tifosi della scuola privata contro tifosi della scuola pubblica, in una gara che mi pare piuttosto autolesionista, così come lo è proclamare a ogni giro di boa politica il rilancio dei temi educativi (mai a cominciare dal rilancio degli stipendi di chi insegna, però) per finire ai soliti piagnistei sulle risorse che mancano. Ma se la gara ha un senso, mi iscrivo alla tifoseria del secondo tipo.
Questione di gratitudine. Parto dalla mia esperienza di ragazzina nata a metà degli anni Cinquanta, per la quale il problema della scelta non si pose. Pubblica era la mia immensa scuola elementare, la Dante Alighieri di via Ariosto, a Roma, e immensa era la mia classe di prima, affollata da una quarantina di figlie del baby boom. E allora ringrazio la maestra Masulli, molisana, prodiga di schiaffoni e di caramelle fondenti, teorizzatrice delle tre file di banchi (le brave, le mediocri, le pessime: oggi la metterebbero agli arresti domiciliari)... (CONTINUA DENTRO...)

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ARIA DI RIVOLUZIONE - 2
-> GHEDDAFI: "VOI REGGIANI MI AVETE ROTTO LE UOVA NEL PANIERE"
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Il reggiano è stato l'unico a battere il Cav. (2 volte: nel 1996 e nel 2006)
Prodi-nostalgia: «La gente mi ferma in strada e mi dice torna»
L'ex presidente del Consiglio: «Devo andare a messa la mattina presto!»
"Il prossimo presidente del Consiglio potrebbe proprio essere donna..."
E in un'intervista sferza mons. Fisichella (ssst! non ditelo al card. Ruini)
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«Ormai non posso nemmeno scendere in strada. La gente mi riconosce e mi chiede: Torna, torna. Lunedì mattina ero a Mantova e sono andato alla messa del mattino, per evitare di essere avvicinato. Ma in quel caso un gruppo di fedeli anziani mi ha circondato e mi ha chiesto di tornare a guidare questo Paese». È quanto racconta Romano Prodi in una intervista a Famiglia Cristiana.
PRIVATO È ANCHE PUBBLICO - Rispondendo poi alla domanda se è necessario che un politico tenga una condotta morale dignitosa, Prodi ha risposto: «L'uomo politico deve essere giudicato dai fatti. Ma tra i fatti c'è prima di tutto l'esempio. L'esempio di un politico incide sui comportamenti quotidiani di tutti. Profondamente. Ancora più oggi, anche in virtù dei mezzi di comunicazione, il comportamento personale è sempre più un comportamento pubblico». Prodi, pur senza nominarlo, ironizza con monsignor Rino Fisichella, che dopo la bestemmia da parte di Berlusconi aveva detto che andava «contestualizzata». «Fin da ragazzo, mi è stato insegnato da autorevoli uomini della Chiesa che non si può agire con la morale a seconda delle situazioni. Quando sento dire che certi atti dipendono dal contesto mi chiedo: cos'è cambiato dall'insegnamento che ho avuto a oggi? Conservo ancora gli appunti di quegli insegnamenti».
È TEMPO DI UNA DONNA A PALAZZO CHIGI - È venuto «da tempo» il momento per vedere una donna salire a Palazzo Chigi. «Anzi - ha detto l'ex presidente del Consiglio - direi che è proprio strano che questo momento non sia ancora venuto. Abbiamo una presidente di Confindustria donna, il segretario della Cgil donna, abbiamo avuto più di un presidente della Camera donna. Prima o poi arriverà. Pensi a quanto era lontana la Germania dall'avere un cancelliere donna!».
GHEDDAFI - Romano Prodi rivendica a sè il ruolo di aver «sdoganato» Gheddafi in Europa, ai tempi in cui presiedeva la Commissione Europea, ma ricorda di non aver voluto siglare da premier il Trattato di amicizia con la Libia perché troppo «oneroso» per l'Italia; e comunque non avrebbe accettato «le umiliazioni» che poi il Colonnello ci ha riservato. Prodi invita l'Italia e l'Europa a sostenere le classi democratiche che si stanno imponendo nel Nord Africa, anche per evitare il rischio di «esodi biblici»; al momento non ci sono avvisaglie, ma, esorta Prodi «è meglio prepararsi». (Corriere della Sera)