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    <title></title>
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    <category>Weblog</category>
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 <title>Mondo cattolico in lutto: morto l&apos;editore Scansani</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7996</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><b><i>LA CULTURA UMANISTICA REGGIANA PERDE UN PEZZO DA 90</i></b><br />
Nel 1988 fondò la casa editrice Diabasis, fucina di ricerche e dialoghi<br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110412-Alessandro_Scansani.jpg">null</a><br />
-> Lutto nel mondo dell’editoria. E’ morto nella notte <b>Alessandro Scansani</b>, fondatore della casa editrica <b>Diabasis</b>. Originario di Castelnovo Sotto, Scansani era insegnante ed editore dal 1988, quando fondò la casa editrice specializzata in arte e cultura locale. Alessandro Scansani era nato nel 1946 e nel <b>1988</b> aveva fondato con Giuliana Manfredi la casa editrice “Diabasis”...<br />
<b>I funerali si svolgeranno mercoledì 13 aprile, alle ore 15:30, a Castelnovo di Sotto</b>. Diabasis era diventata in poco tempo un punto di riferimento nel mondo dell’editoria italiana in particolare sul versante umanistico. Il radicamento al territorio (la Valle Padana meridionale) la rende inoltre attenta a temi quali architettura, geografia, paesaggio e tradizioni culturali.<br />
Diabasis è in rapporti con Università, movimento cooperativo, enti locali, Regioni, istituzioni e associazioni. Tra gli autori più importanti del catalogo Diabasis si ricordano Gian Ruggero Manzoni, Marco Vozza, Giorgio Messori, Danilo Zolo, Claudio Parmiggiani, Giacomo Scotti, Albert Camus, Jean Clair, Nicolas Bouvier, Hans Küng. <i>(Reporter.it)</i></P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7996</comments>
 <pubDate>Tue, 12 Apr 2011 12:42:20 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Ecce Duomo! Botte da orbi (anzi, da urbi et orbi) sul restauro della Cattedrale: l&apos;Ordine di Malta attacca demolendo la ratio-opus moderna del Mons e dell&apos;Arch</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7988</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><i>(Satira religiosa)</i> <a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20100210-Rosso.jpg">null</a><br />
<font color=blue><font color=purple><b>Attaccare moglie affinché suocera capisca? Cosa c'è dietro?</font></b><br />
NEL MIRINO LE SCELTE DI <b>MONS. GHIRELLI</b> E DELL'<b>ARCH. SEVERI</b></font><br />
<i><font color=purple>Scazzi fratricidi tra cattolici: al Vescovo fischiano un po' le orecchie!</i></font><br />
<br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110412-duomo.jpg">null</a><br />
<br />
<font color=black>Sul "Carlino" di sabato una paginata-doccia fredda che "puzza di zolfo"</font><br />
<i>Il prof. Adani stronca anche le espressioni di arte sacra contemporanea (quattro artisti pop!?) che la nostra cattedrale si appresta ad ospitare...!</i><br />
<br />
<font color=red><i>SE L'OPERA DI DIO E' UN'OPERA MURARIA</font> // <font color=brown>IL ROSARIO D'ACCUSE</i></font><br />
<b>1) "SOLUZIONI ARCHITETTONICHE TROPPO MODERNE"<br />
2) "LA CHIESA SEMBRA SOLO UNA SALA: E' LITURGIA?"<br />
3) "ABBANDONARE LA TRADIZIONE NON AIUTA LA FEDE"<br />
4) "ASSURDO INCHINARSI DAVANTI A UNA BARCA-PIANTA"<br />
5) "MACCHE' ARTISTI: SONO SEMPLICI RACCATTAROBE"</b><br />
<br />
<font color=green>FIAT BUX! L'ARCH. <b>MACCARINI</b> (ORDINE DI MALTA E CIRCOLO DEL CASINO) E MONS. <b>BUX</b> (VECCHIO AMICO DI RATZINGER ED ESPERTO DEL RITO) TRA I PROTAGONISTI DEL CONVEGNO BUM-BUM SVOLTOSI VENERDI' ALL'HOTEL POSTA. IL FORFAIT DEI VERTICI DELLA DIOCESI</font><br />
<br />
<font color=green><i>GIA': C'E' "POSTA" PER TE! A INVIARE UN MESSAGGIO - BUSTA APERTA - FORTEMENTE CRITICO SULLA VERSIONE 2010 (MA ANCHE 2.0) DEL DUOMO ANCHE MONS. <b>MAZZA</b> (AM-MAZZAO'! PER CASO E' PARENTE CON L'AVV. MAZZA? BOH, SAPERLO...) E L'ARZILLO ARCH. <b>GARZILLO</b> (ITALIA NOSTRA, GIA' DIRETTORE DEL MINISTERO DEI BENI CULTURALI)</font></i><br />
<br />
<font color=orange><i>(FINE PRIMA PARTE...)</i></font></P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7988</comments>
 <pubDate>Tue, 12 Apr 2011 10:32:00 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Duello filosofico-teologico-socio-politico-culturale Continua (entra nel vivo!) lo scontro tra guelfi e ghibellini</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7979</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110411-MONU.jpg">null</a><br />
<b>-></b> <font color=purple><i>SETTIMANA DI PASSIONE! VOLERE UN FESTIVAL LAICO DI STAMPO SCIENTISTA, VAGAMENTE ANTI-CHIESA, IN PIENO TEMPO D'AVVENTO, CIOE' IN PERIODO DI PASQUA (E CHE GUARDACASO SI CONCLUDE CON UN INCONTRO POLEMICO SUL CROCIFISSO IL 17 APRILE, DOMENICA DELLE PALME), SUONA COME UNA VERA, IRRICEVIBILE PROVOCAZIONE</font></i><br />
<br />
* <i><font color=blue>L'intervento integrale (un po' integralista?!?) di Roberta De Monticelli</i></font><br />
<font color=brown>La filosofa a gamba tesa nel dibattito-polemica tra Curia e Micromega</font><br />
<br />
-> <font color=green>E IL <b>COMUNE</b> DI REGGIO (PER BOCCA DELL'ASSESSORE CORRADINI, PRESENTE ALLA CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL FESTIVAL NAZIONALE DELLA LAICITA', IL 14 MARZO) DA' IL VIA LIBERA ALLA MOSTRA SULLA <b>SATIRA ANTICLERICALE</b> ALLESTITA A PALAZZO CASOTTI E DEDICATA ALL'EX SINDACO RENZO BONAZZI E AL PATRON DELLA FESTA DELL'UNITA' GLAUCO SONCINI. TRA GLI SPONSOR ANCHE LE COOP ROSSE E LA MANODORI "BIANCA", LA REGIONE E LA PROVINCIA, I COMUNI DI SCANDIANO E CORREGGIO, LA CGIL E L'UNIVERSITA', L'ARCI E L'ANPI, LA PANIZZI E L'ISTORECO, I TEATRI E IL CENTRO MALAGUZZI</font><br />
<br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110411-muli.jpg">null</a><br />
<br />
-> Laicità, prossimamente in scena a Reggio Emilia. C’è da rimanere sconcertati. Vorrei dare un contributo rasserenante, nella misura del possibile, esponendo le ragioni per le quali, dove effettivamente di discussioni si tratta (e di cos’altro? Certo non di pugilato né di talk-show televisivi) le distinzioni fra discussioni cattive e discussioni buone, fra «laicismo» e «laicità positiva», fra «provocazione» e «rispetto» sono destituite di fondamento. All’ingiustizia apparente, allora, degli attacchi rivolti agli organizzatori vorrei rispondere con un socratico «ma perché?». O più esattamente: ma come possono suonare offensivi degli interrogativi? Come si fa ad affermare con fondamento una proposizione vera se prima non ci si è chiesto se è vera? E allora come può suonare provocatoria una domanda come «Il filosofo può credere in Dio?». <br />
Mi perdoni don Landini, ma è esattamente quella che si è posto, fra molti altri, un cristiano come Kant, che voleva contestare la metafisica «per far posto alla fede»... <i><font color=green>(CONTINUA DENTRO...)</i></font>E Kant non si sarebbe posto la questione se la risposta fosse stata auto-evidente. Ma non lo è affatto: nel senso che quella banale – sì lo può, perché ci sono filosofi che sono anche credenti, e dal fatto al possibile vale la conseguenza – evidentemente elude la questione, che è: il filosofo in quanto filosofo può credere in Dio? Da Tertulliano a Lutero, a molti mistici anche fra i cattolici, non si contano le risposte negative: e allora? <br />
D’altra parte è solo argomentando contro queste risposte – magari per mostrare che presuppongono una concezione troppo angusta della filosofia – che si potrà trovare alla risposta positiva un contenuto non banale. Altrimenti certo non inquieterete nessuno, ma il vostro “sì” sarà un sì da encefalogramma piatto, a tutto svantaggio dello spirito. E non vale l’identico argomento per la domanda “Senza il crocefisso l’Italia sarebbe migliore?”. Io per esempio la domanda la apprezzo. Perché mette un punto interrogativo al mio severo senso del dovere civile, e al mio scrupolo di serietà spirituale, due gendarmi piuttosto esigenti della mia coscienza.<br />
Questi due mi dicono: nelle aule e negli uffici pubblici ce l’ha messo soltanto Mussolini, se veramente lo prendete sul serio dovreste toglierlo da quei luoghi, dove è imposto a tutti e fatto strumento di regno, per metterlo nelle stanze segrete dove pregate, o nelle chiese, dove liberamente lo andate a cercare. Ma mi sono chiesta altre volte perché questa risposta, che è ovviamente e laica e ovviamente cristiana, ogni tanto mi pare noiosa. E quell’interrogativo mi ha spronato a cercare le ragioni di questa perplessità, che fa rilassare ogni tanto i due gendarmi della mia coscienza. Le ho trovate ad esempio in uno splendido articolo dell’angelico Marco Travaglio, il quale da un lato elenca tutte le bestialità che dovrebbero far stizzire don Landini quanto me, e davvero non saprei trovare parole migliori: “Fa tristezza Bersani che parla di simbolo inoffensivo, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di radici cattoliche. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino”. Appunto: ma poi, una volta sgombrato il campo da queste penose ragioni per non levarlo, anche a me verrebbe in certi momenti da rispondere che no, l’Italia non sarebbe forse migliore senza il crocefisso, e ancora una volta la ragione più cristiana e più laicista me la dà l’angelo dei fatti, e della loro incorruttibile resistenza.<br />
Il crocifisso “è da duemila anni, uno scandalo sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio) e gratuità (Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno)… non genera nessuna discriminazione. Tace. l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager?”.<br />
Sul relativismo, che Paolo Flores d’Arcais assume a filo conduttore del festival, il punto interrogativo ce lo metterò io, del resto. E Flores d’Arcais lo sa benissimo che, pur aborrendo quanto lui il fondamentalismo della “verità” rivelata a una religione sola ma imposta a tutti, altrettanto vivamente rifuggo l’idea che non vi siano, in materia di giudizio di valore, anche verità in linea di principio universalmente accessibili. Altrimenti come faremmo a difendere razionalmente le nostre tesi, a fondare l’universalità dei diritti dell’essere umano, e a sostenere razionalmente che uno Stato laico ha un valore superiore a quello di uno stato confessionale, perché consente di rispettare la libertà di coscienza e di fede dei suoi cittadini, e non esige che riconoscano per vere cose che solo a chi ha una determinata fede diventano accessibili, ma non agli altri? Come faremmo a rispondere a chi ci spernacchia in faccia che lui dell’argomentazione razionale non sa che farsene, perché riconosce solo le ragioni della forza? Come faremmo a dire che uno Stato dovrebbe perciò assolutamente essere laico? Ma naturalmente, se potrò sostenere pubblicamente le mie tesi, lo dovrò all’invito che ho ricevuto, come l’hanno ricevuto d’altra parte (e declinato) numerosi vescovi e alti prelati. Dovremo il privilegio di discutere al fatto che Paolo Flores d’Arcais è un uomo giusto, limpido e coerente, lui che da una vita si batte precisamente perché ciascuno, fosse pure un Papa, abbia il diritto di esprimere le sue opinioni, e magari di discuterle con un ateo. E viceversa, naturalmente, salva violazione del principio dell’eguale dignità.<br />
Dobbiamo essere grati, mi pare, agli amministratori di Reggio Emilia che hanno reso possibile questo vasto dispiego di ragioni e di fedi. Non guidato da un principio diverso da quello che anima la parallela iniziativa del Cortile dei Gentili, se non nelle dimensioni e nei mezzi, infinitamente più ridotti a Reggio Emilia che a Parigi e a Roma. Ma non inferiore, anzi, nel grado di parresia, cioè di franchezza e onestà intellettuale richiesta. Anzi, a proposito di Parigi. Nel giardino della sede storica dell’Unesco, che al Cortile dei gentili collabora, c’è un piccolo edificio di meditazione, cilindrico e vuoto. A rendere il senso di quello che prova chi vi sosti qualche istante non ci sono forse parole più adatte di queste: “tutte le civiltà veramente creatrici hanno saputo… creare un posto vuoto riservato al soprannaturale puro… tutto il resto era orientato verso questo vuoto”. Le scrisse Simone Weil nelle sue “Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione” (1937). Roma, al contrario, è un trionfo di plenitudine barocca, e il cielo del pittore gesuita Andrea Pozzo, sul quale illusionisticamente si spalanca la volta della chiesa di Sant’Ignazio – quella dove dorme il Cardinal Bellarmino, persecutore di due grandi geni e oggi santo – è un tripudio di folla, come una democratica domenica di festa celestiale. Bellissimo. Ma io, perché ne ammiro la bellezza, dovrei rifiutare di ascoltare la pericolosa laicista Simone Weil, quando dice: “Quando leggo il catechismo del Concilio di Trento, mi sembra di non aver niente in comune con la religione che vi è esposta”? Il pensiero che qui si esprime è identico a quello di prima, e al gesto di spoliazione con cui il vero cristiano rinuncia a chiudere l’infinito iddio entro nomi, insegne, simboli, bandiere e costituzioni umane, e leva le mani di dosso all’assoluto: “noli me tangere”.<br />
Concludo su una nota personale, e due fatti. Il fatto doloroso che, purtroppo, laicità e gratuità, rinuncia alle insegne identitarie e rigorosa distinzione fra il dovere, che è legge, e la grazia, che è libertà, non hanno nutrito e continuano a non nutrire la vita della Chiesa romana visibile. E la sua conseguenza, il fatto anche più doloroso che, come scrisse Simone Weil, i frutti della sua storia, da cui dovremmo giudicare (“li vedrete dai loro frutti”) sono per questo Paese misti di veleno e di bene. Ma il veleno ha prevalso. Questi fatti mi impediscono purtroppo di condividere le parole con cui Simone conclude la sua osservazione sul concilio di Trento e che per amore di verità riporto: “quando leggo i mistici, la liturgia, vedo celebrare la messa, sento con una specie di certezza che questa fede è la mia…”. Sempre per amore di verità (uno dei nomi di Dio): Simone, fin sul suo letto di morte, rifiutò il battesimo cattolico. <i>(<b>Roberta De Monticelli</b>)</i></P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7979</comments>
 <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 11:08:04 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Raffica di sfighe per la Curia: il festival laico e i nipotini di Voltaire, il convegno contro i restauri in Duomo (Fiat Bux!), la Golf di Ghirelli vandalizzata</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7975</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><font color=green><i><small>L'ASSEDIO</small></font></i> <b><font color=red>NON SOLO: STASERA IN GABELLA ARRIVA MINA WELBY</b></font><br />
<br />
-><font color=blue>Fiat Lux!, Volkswagen Bux!, Lancia Dux (autarchia!) e Mercedes-Benz</font><br />
<br />
<font color=brown>E dire che secondo quel <i>gianburrasca</i> di Flores d'Arcais il nostro mite e<br> mitico mons. Landini avrebbe dovuto sostituire la scienziata spiritata...</font><br />
<br />
<iframe title="YouTube video player" width="450" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/o7zgDUW6N1U" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
<br />
-> <i>Margherita Hack ha comunicato che non potrà essere presente, <br />
come previsto, domenica 17 a Reggio. Ha voluto tuttavia partecipare<br />
con questo contributo pubblicato su MicroMega on line.</i><br />
<br />
<b>Professoressa Hack</b>, alle “Giornate della laicità” che si terranno a <b>Reggio Emilia</b> dal 15 al 17 aprile il suo intervento era tra i più attesi ma ha annunciato che non potrà esserci… Non sto benissimo, <font color=blue> ho quasi 90 anni</font> e nell’ultimo periodo ho avuto troppi impegni. Comunque attribuisco al festival una notevole importanza in questa fase in cui <font color=blue>il governo è totalmente succube del Vaticano</font>, malgrado la Costituzione dichiari il nostro paese laico. E’ fondamentale riaffermare ora il valore della laicità nel rispetto e nella libertà di tutti i cittadini. Eppure gli esponenti del Pdl hanno definito queste giornate “immorali”... <i><font color=green>(CONTINUA DENTRO...)</i></font>Da che pulpito viene la predica: <font color=blue>il Pdl è un partito che calpesta quotidianamente i valori cristiani</font> esercitando comportamenti inumani con immigrati e, più generale, con le fasce sociali più povere.<br />
Difendono, inoltre, l’immoralità e chi non vuole sottostare alla legge. Si dovrebbero vergognare per questo.<br />
Il portavoce della Curia reggiana, <b>monsignor Landini</b>, ha scritto riferendosi alla kermesse: “Sbagliato sedersi al tavolo con atei militanti che negano i fondamenti della fede e attaccano la Chiesa”. Come risponde?<br />
Essere “laici” significa anche rispettare tutti ma, ovviamente, voglio poter essere libera anch’io di esercitare la mia non fede: credere o meno è una questione personale, non dimostrabile scientificamente. Quindi la Curia imparasse a rispettare gli altri e tutte le fedi.<br />
Dalle colonne del Fatto Quotidiano e dal sito di MicroMega Paolo Flores d’Arcais ha invitato monsignor Ravasi a confrontarsi con gli atei e a partecipare al festival. Ma senza ottenere risposte.<br />
<font color=blue>Sono fondamentalisti: più si va in alto nelle gerarchie della Chiesa e meno s’incontra il rispetto dei valori cristiani. I soli ad applicare veramente i principi del cristianesimo sono i preti e le comunità di base che si occupano di “sociale” e lavorano con i poveri agendo secondo il verso “Ama il prossimo tuo come te stesso”.</font><br />
Anche nel centrosinistra emiliano c’è chi come il consigliere regionale Pd, Beppe Pagani, ha definito le giornate “anticlericalismo da bar” ottenendo il plauso della destra. Le sembra normale?<br />
<font color=blue>Nel Pd è ben strutturata la componente della Margherita, quindi anche in quel partito si annida del fondamentalismo cattolico.</font><br />
Uno dei dibattiti che ha suscitato più polemiche è quello relativo al crocifisso nelle aule delle scuole e negli uffici pubblici. Il suo giudizio?<br />
Torniamo al discorso di prima: è necessario rispettare tutti. <font color=blue>Il crocifisso, infatti, è il simbolo di una religione mentre l’Italia si sta trasformando in paese multiculturale e interreligioso.</font> Non capisco perchè bisognerebbe esporre l’icona di una sola fede. O si affiggono tutte, ma non è fattibile, o nessuna. E quindi mi sembra più logico non mettere niente, per rispettare la fede di tutti. Anche dei non credenti. (MICROMEGA)</P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7975</comments>
 <pubDate>Mon, 11 Apr 2011 09:58:43 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Meritocrazia un cazzo! Geronto-cannibalismo: giovani umiliati e senza futuro. Giornata contro la precarietà, in marcia anche gli sfruttati del giornalismo</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7970</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110410-safe_image.jpg">null</a>.<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110410-cervello.jpg">null</a><br />
<br />
<b>Oggi</b> in decine di piazze d’Italia stanno manifestando precari, disoccupati, sottoccupati, sfruttati. Manifesteranno perchè questo paese ritrovi giustizia, legalità e dignità. <br />
Il precariato è un grave problema, ma in quanto tale non sarebbe insormontabile. Diventa una minaccia all’esistenza delle persone quando insieme al precariato <font color=blue>ci si imbatte nell’illegalità degli imprenditori, dei superiori gerarchici e spesso dei colleghi che sfruttano, che vessano, che ricattano per mantenere alte le loro rendite di denaro o prestigio, e per poter esercitare potere e per incutere paura</font>. Si tratta di sfruttamento puro e crudo che sublima le caratteristiche peggiori del precariato, al cui confronto quello che si stigmatizza nei paesi asiatici nel lavoro manuale è poco di peggio, poco di più pietosamente schifoso. <br />
<b>Oggi</b> sfilano anche centinaia di <font color=blue>giornalisti precari, vessati, sfruttati</font>... <i><font color=green>(CONTINUA DENTRO...)</font></i>Professionisti giovani e meno giovani costretti a fare vite d’inferno per cercare di svolgere onestamente il loro lavoro. Sfileranno urlando la loro rabbia e la loro indignazione per il vecchio decrepito sistema dell’informazione italiano, che continua a non capire che sta morendo con i suoi errori e con le sue nefandezze. O forse questo sistema sta coscientemente capendo di essere al suo exitus e per cercare di tutelarsi, invece che accettare i tempi cambiati, aggredisce ancora con maggiore veemenza i deboli, soprattutto quelli che cercano di alzare la testa contro il sistema stesso.<br />
In questo scenario può anche capitare di trovarsi con ordini professionali e sindacati regionali clamorosamente infiltrati da rappresentanti degli sfruttatori e al soldo degli editori esteticamente probi, ma concretamente truffaldini, che coprono, nascondono, giustificano pur di salvare la loro vergognosa paghetta di mezzi uomini.<br />
Il mondo dei giornalisti è un mondo con straordinari professionisti mischiati con esseri indegni. Questi ultimi sono peggio dei nostri politici, anzi fanno molto più schifo dei nostri politici perché dietro a un algido trincerarsi dietro deontologie e regole, portano avanti pietose consorterie e interessi meschini. Non sanno alzare la testa e non pensano neppure di farlo. Non hanno neppure il coraggio di guardare negli occhi chi hanno di fronte per l’incapacità della loro espressione di nascondere la spazzatura che si portano dentro. Sono quei giornalisti che in massa non hanno avuto il coraggio di raccontare la storia di una loro collega che ha fatto lo sciopero della fame per difendere la dignità del suo lavoro.<br />
Forse non si rendono conto che la loro fine è vicina, vicinissima. Il mondo è cambiato e loro sono zombie come in un peggior film dell’orrore. Le cose cambiano veloci. Fra poco in questo paese ci saranno solo due partiti, anche se non vogliamo ancora dirlo: quello degli onesti e quello dei disonesti. Il tappo sull’informazione e sull’inerzia del non denunciare gli abusi sta saltando.<br />
<i>(<b>Vittorio Pasteris</b>, Il Fatto Quotidiano)</i></P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7970</comments>
 <pubDate>Sun, 10 Apr 2011 23:30:09 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Centenario di Emil Cioran (1911-1995) Pasticcio e rose: le cene felici del grande apocalittico</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7967</link>
<description><![CDATA[<P align="left">* <font color=brown>Ricordo del celebre pensatore: "Era spiritoso, lucido e demoniaco:<br> ci faceva sentire a nostro agio celando le ombre che portava con sé"</font><br />
<br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110408-cioranfoto.jpg">null</a><br />
<b>PENSIERI STRANGOLATI</b>//<i><font color=black>"Bisogna pensare a Dio e non alla religione, all'estasi e non alla mistica. La differenza fra il teorico della fede e il credente è grande quanto quella fra lo psichiatra e il matto"</font></i> <small>Leggete sotto</small><br />
<br />
Quando viveva Cioran, non c'era portone che varcassi con più gioia di quello di rue de l'Odèon, dove egli abitava. Non c'era ascensore (venne aggiunto più tardi). Una scala quasi a chiocciola si avvoltolava intorno a sé stessa, e ci abbandonava davanti alla bassa porta di una di quelle chambres de bonne dove i signori dell'Ottocento rinchiudevano le loro domestiche. Al suono del campanello, Cioran veniva ad aprire: esile, sorridente, trasformato nel fedele servo di sé stesso, ci pregava di chinarci per non battere la testa contro la cornice della porta... <i><font color=green> (CONTINUA DENTRO...)</i></font>Eravamo entrati nel regno del piccolo, e si capiva che Cioran, per lunghi anni abitante di povere camere d'albergo, amava appassionatamente la sua casa, la sua conchiglia, il suo bozzolo, e a nessun costo l'avrebbe cambiata con un'altra. Tutto vi era incredibilmente minuscolo. Camera da letto lillipuziana, cucina invisibile, il pranzo posato su una tavola di vimini, fragili poltrone estive, il terrazzo con qualche vaso di rose che Simone curava e dove Cioran contemplava il suo infinito; e lo studio ricavato nel tetto. C'erano libri su una sedia e per terra. Ma dove erano tutte le altre decine di migliaia di libri, che quest'uomo coltissimo e insaziabile aveva letto durante la vita? Li aveva nascosti in cantina? Non credo: doveva averli mangiati, come il rotolo dolce e amaro che l'angelo offrì a Giovanni nell'Apocalisse. <br />
<br />
Infine varcavamo l'ultima porticina, ed entravamo nel "salotto" - nessuno lo chiamava così - , dove Simone e Cioran ricevevano. Di quelle sere conservo un ricordo straziante, perché non potranno ripetersi mai più, perché non potranno ritornare più dalle tenebre dove stanno nascoste; e insieme lietissimo, perché in poche sere della mia vita sono stato così compiutamente felice. Ci sedevamo a tavola. Simone portava il pasticcio o il pesce o il gigot, che aveva cucinato con le sue mani. E parlavamo. Nulla era più bello che conversare tra amici, di tutto e di niente, idee, libri, persone, aneddoti, ricordi, fantasie, secondo un libero ordine suggerito dal capriccio o dal cuore. Ogni parola era compresa; e portava subito la risposta, brillante come la domanda. Tutti erano a loro agio: perché Cioran celava per qualche ora le ombre che portava con sé. Sorrideva: o rideva a bocca aperta, con le grandi risate dei malinconici, che mettono in ogni risata tutto il desiderio di felicità che intravedono per un istante, e che ritornerà così di rado. Non ostentava autorità né prestigio. Odiava il potere, la fama, e amava infinitamente la libertà. Era spiritoso, lucidissimo, demoniaco; e così affettuoso, tenero e dolce verso tutti noi, e con tutti gli altri esseri umani che questo misantropo amava attraverso di noi. <br />
<br />
Mi scuso se ho scelto una strada così lunga per parlare di un libro stupendo, che Cioran ha scritto nel l964: La caduta nel tempo. Se avessi qualche vocazione pedagogica e dovessi indicare a un ragazzo dove imparare a pensare, gli direi: «Apri questo libro: ci sono tutti i grandi temi della vita, quelli di cui i filosofi non parlano più, e i pensieri che oggi, per destino o per caso, ci attraversano la mente. Qui potrai trovarli riflessi in uno specchio impareggiabile». Sebbene Cioran non ami sé stesso, questo libro é una specie di diario: ogni cosa vi è esperienza personale o, che è lo stesso, frutto della sua potentissima e rapidissima immaginazione; eppure non c'è traccia diretta del suo io, perché le esperienze vengono portate - e accettate o condannate - davanti all'osservatorio di una mente impersonale. Come in Pascal, la tensione é così intensa, che ciò che è psicologico viene bruciato, e trasformato in un lampo metafisico. Ho fatto il nome di Pascal; e Cioran è una specie di Pascal moderno. Come lui, ha conosciuto le tentazioni dello scetticismo: si è annullato in Dio, e poi, a differenza di Pascal, non ha potuto reggere quella profondissima quiete, quel dialogo con l'Uno; e ha abbandonato Dio, vivendo tra i dubbi e i rottami della sua intelligenza. <br />
<br />
Non c'è scrittore moderno più denso di Cioran. Che mirabile concentrazione, che prosa drammaticamente prosciugata: cade ogni alone, ogni ombra, ogni eco, ogni indugio, ogni incertezza; assistiamo all'esplosione della verità, che di colpo splende e si incide nella carta. Non c'è mai un piano o un progetto. Cioran procede e torna indietro e balza di nuovo avanti, a lampi, scorci, baleni, andirivieni, grida. Sebbene abbia appreso il francese sui moralisti del Seicento e del Settecento, la sua prosa è quella di un tardo romantico: feroce, convulsa, apocalittica. Ora ha splendidi sarcasmi baudelairiani, ora trombe abbrunate, ora mortali disperazioni, ora disperazioni brillantissime e frivole, dove la forma dell'aforisma lo soggioga, ora ilarità romantiche, ora attimi di quiete buddista, ora aspirazioni a una leggerezza che gli sfugge. Sempre abbiamo l'impressione che egli non pensi, ma venga pensato: dal corpo, dai nervi, dalla forza stessa del pensiero. E per questo ci ferisce, e talora ci offende; e noi dobbiamo misurare il colpo e la portata di ogni ferita, riflettere su ogni parola, attraversando la quasi intollerabile densità della sua prosa. <br />
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La caduta nel tempo comincia, come dovrebbe iniziare ogni libro, con un commento alla seconda scena della Genesi: il Paradiso terrestre, il peccato. Come Kafka, anche Cioran sogna non l'albero della conoscenza (da cui sono derivati tutti i nostri mali), ma l'Albero della vita: «esso solo è degno di essere conquistato, esso solo merita lo sforzo dei nostri rimpianti». Fino all'ultimo dei suoi libri, Cioran non ha mai dimenticato la sua vena mistica: l'innocenza, l'universo prima della caduta, l'uno, l'eterno, la quiete, «vivere acquattato nel più profondo del silenzio primordiale, nella beatitudine inarticolata, nel dolce stupore in cui giaceva la creazione prima del frastuono del Verbo». Rifiuta l'io, la natura umana, la conoscenza. <br />
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Ma come è lontano da Kafka! Negli aforismi di Zurau, Kafka ci ricorda che il Giardino esiste ed è fatto per noi: che l'Indistruttibile in noi non é stato distrutto; e che, ancora oggi, viviamo nel Paradiso mentre soggiorniamo nel tempo, sebbene pochi o nessuno se ne rendano conto. Unico nei tempi moderni, Kafka vive sotto le foglie e il profumo dell'Albero della vita. L'atteggiamento di Cioran è molto diverso. Egli pensa che Dio abbia commesso la più grave delle colpe. Invece di restare solo nel suo silenzio, avvolto da una luce pura, Egli ha creato; e da lì deriva tutta la nostra attività, il nostro amore della dismisura e dei gesti. E l'uomo del Paradiso, anche prima del peccato, portava in cuore il proprio veleno: era sbagliato fin dalla nascita; non era che inquietudine, malessere, desiderio di tentazione, desiderio di morte, incapacità di essere felice, ansia, terrore. Non poteva che ribellarsi: cercare di essere individuo, «frattura e incrinatura dell'Essere». E quanto alla quiete, nella quale Kafka visse profondamente per qualche tempo, non è fatta per Cioran. Per un istante sogna «una vita rallentata, fatta di impressioni così impercettibili che sembrano inesistenti»; e poi, subito, ricade nell'inquietudine, nella convulsione, nella sofferenza. Così Cioran condivide con Dio e l'uomo una doppia caduta. Immagina di essere stato un dio, caduto molto più terribilmente degli dèi e dei dèmoni: non potrà mai dimenticarlo; e riscopre ogni momento l'orrore della caduta. Ma anche se non fosse un dio, chi è più simile di lui all'uomo cacciato dal Paradiso? Lo accusa di essere dominato dalla febbre, e nessuno più di lui conosce la febbre. Assale il Cristianesimo, ma è torturato dalla ferita cristiana. Vuole soffrire: chiede alla ragione gli strumenti dell'autotortura, le domanda argomenti contro sé stesso; e vede nella sofferenza l'unico fondamento della sua vita. <br />
<br />
«Finché si sta bene, non si esiste. Più esattamente, non si sa di esistere». Malgrado i suoi sogni persistenti intorno all'Origine, egli è diviso, scisso, lontano dalla natura, come l'uomo moderno; e tutte le accuse che gli rivolge potrebbe rivolgerle a sé stesso. La sua visione dell'uomo è disperatamente romantica: «un disadattato esausto e infaticabile, senza radici, conquistatore proprio perché sradicato: un nomade insieme folgorato e indomito, che anela a rimediare alla propria deficienza e, di fronte al fallimento, violenta ogni cosa intorno sé; un devastatore che accumula misfatti». <br />
<br />
Il dio e l'uomo caduto hanno due possibilità di espressione: quella di negare e quella di dubitare di tutto, specialmente della negazione. In Cioran vi è l'eredità lontana di una missione diabolica: come Mefistofele, egli è lo spirito che nega, che distrugge e si autodistrugge: lo fa con angoscia e felicità; e nei suoi insulti contro l'uomo si raccoglie una rabbia terrificante. Ma la sua vera atmosfera è il dubbio, al quale dedica un saggio meraviglioso. Non importa che egli lo detesti e lo screditi: che egli ne dipinga l'aridità, la sterilità, l'inutilità filosofica, l'atmosfera di carcere. In realtà, egli vive e si nutre di dubbio; e questa condizione desolata, alla quale dà un impulso drammatico che lo scettico tradizionale ignora, gli conferisce una specie di gioia vitale. Attraverso il dubbio, egli vuole giungere altrove. Dubita, dubita, dubita di sé, dubita dei propri dubbi, recide l'ultimo legame che lo teneva attaccato a sé stesso; e a questo punto tutto svanisce e si volatilizza e si spalanca l'immenso Vuoto, che le origini gli avevano nascosto. Si chiede. «Che cosa faceva Dio quando non faceva nulla? In che modo riempiva, prima della creazione, i suoi terribili ozi?». E' l'immagine più profonda e grandiosa che Cioran abbia mai dato di sé stesso.<br />
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La caduta nel tempo non ha una conclusione: perché il pensiero di Cioran non conclude mai, procede per contrasti polari, afferma ciò che aveva negato, capovolge ciò che sembrava pacifico, vede contemporaneamente i mille aspetti di un pensiero o di una condizione. Eppure c'è, in lui, intermittente ma indimenticabile, una nostalgia dell'Apocalisse, che assume due forme. La prima è mite: il sogno della fine della storia, quando forse si aprirà per l'uomo un'era senza desideri, liberata dal peso dell'antica maledizione, in cui «sarà dato ritrovare quell'impronta divina che portavamo prima della rottura con il resto della creazione». La seconda é terribile. Ora Cioran, che ha sempre conosciuto l'angoscia di vivere nel tempo, soffre una sventura che gli sembra più atroce: quella di venire rifiutato dal tempo. Non c'è più presente. Non c'è più istante o movimento. E gli sembra di cadere dal tempo, come si piomba in un carcere senza fondo; e laggiù incontra una specie di sottoeternità, una contraffazione della vera immortalità: inerzia, stagnazione, noia, irrealtà, inferno. Tremenda condanna. Ciò che avrebbe potuto essere beatitudine è soltanto orrore. <br />
<i>(<b>Pietro Citati,</b> "La Repubblica")</i></P>]]></description>
 <category>General</category>
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 <pubDate>Fri, 8 Apr 2011 11:51:53 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Cattoretroscena! Tra gli sponsor big spender del festival laico anche la Manodori. Che sia la stessa Manodori nel cui esecutivo siedono tre timorati di Dio?</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7959</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><i>(Satira politica)</i> <a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20100210-Rosso.jpg">null</a><br />
<font color=brown>AV-VENTO DI GUERRA (CALDA? FREDDA?) TRA GUELFI DELLA POLITICA BIANCA E GHIBELLINI DELLA FINANZA DEVOTA: COME DICEVA NENNI, I PURI DI CUORE E I DURI DI SPIRITO (SANTO) TROVANO SEMPRE UNO PIU' PURO DI LORO CHE LI EPURA. EBBENE SI', PRIMA O POI TUTTI I NODI E I CHIODI (DEL CROCIFISSO: MAI DIRE LUZZATTO SE NON CE L'HAI NEL SACCO!) VENGONO AL PETTINE, E L'AMBIGUITA' A GALLA: IN MANODORI SI CERCA L'EXIT STRATEGY DOPO LA FRITTATA (ANCHE DETTA PUREA DI PATATE... BOLLENTI, O ASSIST-TRAGEDY) DELL'APPOGGIO ONEROSO - ONEROSO IN TUTTI I SENSI E I CONTROSENSI, SPECIE GEO-TEO-POLITICI - ALLE "GIORNATE MANGIAPRETI" (CHE INIZIANO VENERDI' PROSSIMO)</font><br />
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<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110408-laici reggiani.jpg">null</a><br />
<i>Conferenza-stampa di presentazione delle "Giornate", 14 marzo scorso</i><br />
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<font color=green>LA FONDAZIONE E' UNA, UNICREDIT E TRINA (VABBE', FORSE ANCHE TRINARICIUTA): FATTO STA CHE UN PO' PILATESCAMENTE CON UNA MANO HA EROGATO PECUNIA AI FANS DI UN'ITALIA SENZA CROCIFISSO (CHE A DIR LORO "SAREBBE MIGLIORE", E FIN QUI POSSIAMO ESSERE PIU' O MENO D'ACCORDO, MA SOLO IN SENSO VATICANO, LADDOVE IL TEMPORALE DA SEMPRE SI FONDE-CONFONDE COL SECOLARE, NON CERTO IN SENSO CRISTOLOGICO-CRISTIANO, DUNQUE SANAMENTE KERIGMATICO), E CON L'ALTRA - A DISTANZA DI POCHE SETTIMANE - S'E' BATTUTA IL PETTO RECITANDO IL MEA CULPA E MANDANDO IN TRINCEA (IL 14 MARZO SCORSO: UN 14 LUGLIO 1789?) LA PIU' LAICA -<br> SI FA PER DIRE - DEL CDA DELL'ENTE, NOTRE DAME CARBOGNANI'...</font><br />
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-><b><i>PARADOSSI E PAROSSISMI: DELLE PENTOLE E DEI COPERCHI</i></b><br />
<font color=purple>Inferno, Purgatorio e Paradiso. Imbarazzo dell'area "papalina" della Fondazione dinnanzi alle insistite polemiche innescate da alcuni soi-disants "cattolici adulti" in merito all'opportunità di fare o aderire o finanziare una rassegna dal vago sapore ateo e dal mai pago tenore anticlericale (organizzata da Arci e Micromega: insomma, non proprio un Family Day per Papa-boys). Nel Cda dell'ente benifico d'emanazione bancaria, infatti, siedono l'assindustriale più bianco che rosso <b>Borghi</b> (presidente), l'ex parlamentare Dc <b>Morini</b> e il presidente del Forum delle Famiglie (cristiane) <b>Ricchetti</b>. <br />
Non solo: nel consiglio generale della stessa istituzione cittadina (a quanto pare alle prese con un diffuso, virale attacco acuto di malpancismo neo-catecumenale, anche detto di "dissenteria" intestina nel senso che col senno di poi sarebbero in tanti ad aver mugugnato o giustappunto dissentito dalla scelta - questione di coscienza privata, coerenza pubblica e fede autentica - di patrocinare il raduno nazionale dei "mangiapreti") siede anche il membro in quota Curia <b>Simonini</b>.<br />
Tornando al board, completano la cinquina la vicepresidente <b>Carbognani</b> (di simpatie decisamente più laico-socialiste, se non altro per background culturale: e forse è proprio per questo che, quasi fosse una excusatio non petita preventivo-precauzionale, si è deciso andasse lei, in rappresentanza della Manodori, alla conferenza stampa di presentazione delle Giornate laiche, il 14 marzo scorso) e un pezzo da novanta dell'associazione di rito spaggiariano "Lai-Cità Attiva" (mica male questa - ndr), il camice bianco <b>Guiducci</b>.<br />
Tradotto: la Parigi della presa della Pastiglia (anche detta pillola amara, ma guai a nominare quella del giorno dopo) val bene una messa in Cattedrale, una messa in scena o una messa in piega dal coiffeur carbognano (che magari è lo stesso del poeta booreale Ildo, anche lui presente al tavolo dei finanziatori laicisti). Ma un conto è la pentola-contenitore, cioè la rassegnata rassegna, benissimo, un altro è ritrovarsi a fare - i conti con - i coperchi-effetti, cioè gestire le inevitabili (ric)reazioni a catena - catena di Sant'Antonio, of course: Ecce Duomo! D'altronde i buoi della polemica fratricida tra teo-dem e neo-con ossia tra cat-com (cattolici comunardi) e bat-Man (battaglione manodoriano) reggiani sono scappati quando alcuni neo (teo, reo) Pagani del Pd hanno lanciato il cuore oltre l'ostacolo e gettato il fatidico sasso nel ristagno di una questione su cui a loro (dis)dire non si poteva o doveva tacere (religiosamente parlando, giacché gli affari divini sono quasi sempre affari di voti, cioè instrumentum regni: vieni avanti, pretino!). <br />
Sennonché il recinto (che evidentemente era bell'e che aperto, con la "fucktory" della geopolitica cattolica malauguratamente incustodita e in evoluzione) non è ancora stato chiuso. E il festival dello scisma - un sisma della pre-potenza di 7 gradi della scala Roncalli e due paternoster- inizia venerdì prossimo, 15 aprile, anno domini 2011.</font><br />
<br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110408-mostra.jpg">null</a></P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7959</comments>
 <pubDate>Fri, 8 Apr 2011 08:40:35 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Epifania rock, misticismo politico, impegno civile in salsa libraria: 4.000 &quot;groupies&quot; per la Woodstock dell&apos;Homo Novus. Lui: &quot;Se lo puoi sognare lo puoi fare&quot;</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7951</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><font color=blue>L'<b>Altra Italia</b> // Lectio magistralis di Roberto Saviano ieri sera All'Arco</font><br />
*<font color=brown>NESSUNA POPSTAR E' IN GRADO DI RADUNARE ATTORNO A SE' TANTA FOLLA CONSAPEVOLE E PARTECIPE. UN CAPOLAVORO ORGANIZZATIVO</font><br />
<font color=red><i>ICONE&RIVOLUZIONE</i></font> <font color=purple>Devozione totale, atmosfera sacrale: una marea di giovanissimi in fila per ore, tutti lì a sventolare il suo neo <i>libretto rosso</i></font><br />
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<i><font color=black>SONO IN MOLTI A INDICARLO QUALE 'TRANSCANDIDATO' IDEALE DI UN PATTO-GOVERNO RI-COSTITUENTE DI UNITA' E SALVEZZA NAZIONALE</font></i><br />
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<iframe title="YouTube video player" width="450" height="340" src="http://www.youtube.com/embed/2HEdvnFNn9s" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
<i><small>Linkiamo un video (da Reggionline.com: sennò Pergolo ci cazzia;-) dell'evento di ieri</small></i><br />
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Sono le 18 circa, siamo in via Emilia Santo Stefano a Reggio Emilia. <br />
La via è lunga e a scandire i metri di distanza che mancano alle porte della Libreria All’Arco sono le bellissime bandiere, simbolo di tutta Italia, appese in alto per ornare il corso. Il clima è quello di un tardo pomeriggio assolato, gradevole, sereno e ordinato.<br />
La folla che riempie la via è sorridente, cortese, ed è li’ per aspettare lui: Roberto Saviano. La moltitudine lo accoglie ancora prima che arrivi, con piu’ di due ore di anticipo. Ci sono i volti di chi studia all’università, ci sono bambini che frequentano ancora le scuole elementari e nell’attesa si leggono un libro leggero, quelli appena usciti dall’ufficio, dalla biblioteca, chi è arrivato da un'altra città, chi ha fatto appena in tempo ed è corso in fila per assicurarsi di entrare alla presentazione di“Vieni via con me”... <i><font color=green>(CONTINUA DENTRO...)</i></font>Sul marciapiede durante l’attesa si incrociano storie, somiglianze, affinità, risate, parole e pensieri.<br />
Ognuno sfoglia il proprio libro per ingannare il tempo; le dita scorrono sulle righe, sfiorano le pagine e tutti ascoltano gli ultimi rumori della sera, i minuti che scandiscono la conclusione di una giornata normale,i suoni tipici della chiusura dei negozi, le biciclette che passano velocemente, quelli che tornano a casa.<br />
Mentre la folla è assorta nell’ascolto delle parole di Redemption Song di Bob Marley diffusa in tutta la via, poco dopo le 20 la libreria apre le sue porte alla moltitudine di persone che aspetta con pazienza in piedi.<br />
La folla colma le sale, osserva le stanze, gli scaffali; le dita accarezzano altri libri, classici, manuali di storia, saggi d’attualità; gli sguardi si volgono in alto verso i bellissimi affreschi che colorano l’ambiente.<br />
Il luogo che ospita l’evento è grande, ornato da un arredamento originale, dove è evocata un’aria d’altri tempi, forse quasi retrò.<br />
Nonostante il notevole numero di presenti, l’atmosfera che si respira in libreria è quasi “soffusa”,intima, le luci sono velate, i rumori attutiti.<br />
Il luogo cosi’ incantevole ricorda un vecchio caffè letterario, allestito per ospitare intellettuali, quasi come la Parigi degli anni ’50.<br />
Alle 21.15 circa entrano Carlo Feltrinelli e Roberto Saviano. Il fragore dell’applauso è dirompente. La prima cosa di cui si compiace l’autore di Gomorra è proprio quella di vedere i volti dei suoi lettori, di stabilire questo contatto intimo ma fisico. Il doveroso ringraziamento all’Arma dei Carabinieri è quasi il prologo della serata e della conferenza.<br />
Roberto Saviano parla ininterrottamente per un’ora circa: il primo tema che affronta, parlando del successo inaspettato del programma su rai tre con Fabio Fazio ‘Vieni via con me’, è la censura, la volontà di mettere a tacere togliendo credibilità all’individuo, calando un silenzio forzato che distrugge ogni tipo di libertà. “Il paese per un momento s’è fermato ad ascoltare gli elenchi”, continua Saviano “per un momento s’è fermato ad ascoltare la ragazza italiana figlia di albanesi appartenenti alla prima ondata di migranti, nata qui”.<br />
Successivamente, l’autore si sofferma sulla ‘macchina del fango’, raccontando diversi casi; il primo di questi è Giovanni Falcone: Saviano racconta la battaglia isolata, emarginata, messa in disparte e “le solitudini” denunciate dal giudice, fino alla sua morte. L’autore di Gomorra analizza un aspetto fondamentale : ciò che spaventava maggiormente del giudice Falcone era il suo talento.<br />
Il talento che spaventa, che “mette paura” è il filo rosso che lega tutte le altre storie raccontate dall’autore durante la serata: dal meccanismo di delegittimazione e “fango quotidiano” che colpì Pippo Fava, alla morte del sindaco Vassallo, lasciato solo, non protetto dalle luci e dalla popolarità, colpito nell’oscurità dei silenzi.<br />
“Le mafie hanno paura quando la parola si diffonde, quando gli occhi diventano migliaia”: Saviano conferisce alla parola una potenza inedita, un’arma capace di indurre alla riflessione a comunicare l’approfondimento e la conoscenza.<br />
Mentre l’autore parla, fuori, nella via il  silenzio è davvero insolito: all’esterno è stato allestito uno schermo per le circa 4000 persone rimaste fuori. Dalle finestre passa il silenzio che mostriamo da bambini mentre siamo rapiti dall’ascolto di una favola.<br />
Verso la conclusione di questa serata, Roberto Saviano ricorda le storie di Herta Muller, di Anna Politkovskaja e del suo racconto sulla feroce storia di Beslan e si ferma a descrivere la bellezza della semplicità degli elenchi mandati dai lettori che riceve nelle librerie, tramite la sua pagina, la redazione di Repubblica e quella di Feltrinelli.<br />
Conclude citando “un grande americano”, e dice “ Se lo puoi sognare lo puoi fare”.<br />
Nella rivoluzionaria speranza di “disegnare un Paese diverso”. <br />
<i>(<b>Giovanna Pavesi</b>, La Repubblica Parma)</i>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7951</comments>
 <pubDate>Thu, 7 Apr 2011 10:44:34 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Morale-walk? Per animare il centro storico non servono carnevalate di zombies e super-eroi: basterebbe un Saviano ogni tanto. Il bel tempo estivo farà il resto</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7946</link>
<description><![CDATA[<P align="left">*<font color=blue>FLOSH-MOB: UNA VOLTA VA BENE, CI STA. LA SECONDA E' DI TROPPO</font><br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110407-mammi.jpg">null</a><br />
<br />
-> <i><font color=purple>Scambiare le abitudini di stagione per un "big one" organizzativo<br> non è il massimo. Perchè dove non potrà il tam-tam ci penserà madre natura. Già: facile portare gente in strada a primavera inoltrata, quando fa bel tempo e le giornate sono lunghe oltremisura. Meno facile (ma con l'entusiasmo e l'attesa che si deve alle "prime") è stato radunarla il 26 febbraio. Insomma: cronaca di un successo annunciato, nel senso di prevedibile. <br />
Con una temperatura sopra i 20° la gente esce lo stesso, motu proprio, con o senza zombies coi quali solidarizzare: una persona normale, con sere come queste, s'infila le scarpe comode e scende volentieri a fare due passi per prendersi un gelato o anche solo per far sfilare l'orgoglio di cane o di bimbo; se poi i predetti deambulanti sentono un tamburo o un altoparlante, o vedono un capannello di super-eroi in tenuta "anti-scommessa", beh, giocoforza la curiosità prende il sopravvento e zac!, uno si avvicina, un altro s'appropinqua perché vede il primo affascinarsi, un altro ancora accosta per non essere da meno rispetto agli altri due e splash!, il colpo d'occhio (l'effetto-assembramento) è assicurato e tutti possono cantare vittoria: compro-missione compiuta! <br />
<br />
Del sole e della luce abbiamo detto: se poi di tanto in tanto nel "centro i-sterico" c'è qualcosa da fare o da vedere (e tra poco succederà: Fotografia Europea ed effetti collaterali, Restate e iniziative afferenti, distese estive e convergenze parallele) il piatto ride e il diavolo fa pure i coperchi. Stasera, ad esempio, ci saranno centinaia di persone su e giù tra la via Emilia e il west, tra la bicicletta e la libreria: è il richiamo della foresta (vergine) di Saviano, idolo ed eroe formato famiglia.<br />
<br />
A volte ritornano, sennonché nessuno ne avvertiva la mancanza, men che meno la necessità. Massì, avrete letto: da un po' di tempo si parla (straparla) di sabato 9 aprile, fatidica data di chissà quale sorte progressiva. <br />
Repetita juvant? Macchè: errare (per le vie dell'esagono) humanum est, certamente, ma perseverare (indugiare) sugli allori di un evento riuscito ricucito riproposto può fare inciampare anche i più accorti nell'infinito strascico del diabolico (col declassamento dell'effetto-sorpresa a mero effetto-rappreso, laddove tutti i noiosi prima o poi scivolano sulla nota buccia di banale). Eh sì: un conto è essere peripatetici una volta, riuscendo a bucare il video e il tedio delle notti reggiane; altra cosa, invece, è esserlo una seconda volta a poco più di un mese dalla prima, rischiando di essere scambiati per patetici e basta. <br />
<br />
Domanda: a che serve un altro raduno in piazza (tra il serio del fatto amministrativo e il faceto del diletto creativo) se non a celebrare nuovamente e a costo zero, a mezzo stampa, l'estro giovanilistico (ancorché replicante) degli organizzatori e dei loro sodali o simpatizzanti politici? La strada della provocazione situazionista-futurista, che ha comunque ottenuto attenzione e rastrellato consenso mediatico trasversale, é stata indicata e spianata, così come la provocazione dal basso: bell'e che consumata, appunto, esauritasi nell'annuncio e ratificata con l'effettivo ritrovo dei "morti risorti" a zonzo per il centro. <br />
Per cui non ha senso, oggi, proporre una minestra riscaldata (stessi ideatori, stessa provocazione, stesso obiettivo, persino stesso web-design, tanto per fare un po' di marketing grafico, ché la visibilità versione 'factory' fa fico e comunque non guasta mai), sennò il fare l'alba dei morti viventi potrebbe trasformarsi nell'eclissarsi al tramonto di un pure volenteroso esercito di tramortiti riservisti. <br />
<br />
Cosa aggiungerà mai un nuovo funeral party al "vecchio" blitz contro la città mortorio? Squadra che vince non si cambia, ok: ma qui si sta giocando la stessa identica partita; e poi, come recita un brocardo del diritto, nessuno può essere giudicato due volte per lo stesso reato (double jeopardy nel Common Law anglosassone, il celebre "ne bis in idem" dei latini), e per quel che ci riguarda il "processo" alla politica, ai residenti e ai commercianti è già stato celebrato in occasione del primo happy hours mascherato, e nessun nuovo elemento nel frattempo è emerso a carico dei presunti responsabili di tale mortificazione e/o desertificazione cittadina (a parte il fatto che manca la parte lesa, e perdipiù nessuno ha fatto ricorso in appello contro il non luogo a procedere in quanto il delitto in premessa, che pure sussiste, non costituisce reato, o perlomeno non ci sono prove sufficienti affinché le critiche vengano indirizzate a questo ente piuttosto che a quell'altra associazione, a questo quartiere piuttosto che a una diffusa e un po' sciatta mentalità dissuasivo-repressiva, che ha trovato nella pigrizia di alcuni e nell'imprenditoria senza rischi di altri il terreno giusto su cui seminare l'infertilità di una piccola borghesia inanimata e poco luminal.</font></i></P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7946</comments>
 <pubDate>Wed, 6 Apr 2011 21:48:31 +0200</pubDate>
</item><item>
 <title>Grandissimo Ditel, che le canta al Saviano più vip</title>
 <link>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7939</link>
<description><![CDATA[<P align="left"><b>-></b>Stasera, intanto, e sempre alle ore 21, presso Infoshop Mag6, zona Mirabello, il caporedattore della Gazzetta Mastrangelo presenta il (suo) libro "I misteri di Reggio". Con lui il moderatore Gianpar, che sfidando l'autore di "<b>Gomorra</b>" dichiara: "Faremo almeno 2000 persone...". Parmiggiani poi rivela: "Sto preparando anch'io un libro-inchiesta sulle infiltrazioni della camorra tra i Templari; considerando le pratiche 'gaie' dei cavalieri crociati, penso proprio che lo intitolerò "<b>Sodoma</b>"...".<br />
<br />
<small><font color=red>Non expedit, non possumus</small></font> / <font color=blue>ROBERTO DICE SI' ALLA SILVI E NO A DELRIO!</font><br />
<font color=brown>Evento: colpo grosso della libreria del centro, attese oltre 1000 persone</font><br />
<a href="http://www.ciropiccinini.com/media/1/20110406-saviano.jpg">null</a><br />
<font color=blue>Stasera è "All'Arco" per presentare il suo ultimo libro<br />
<i>Feltrinelli ubi maior, Comune tricolore minor cessat</i><br />
Vieni via con me? Macché: Roberto se ne va via da sé</font><br />
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<b>-></b> <font color=green>Il Comune rincorre la Tv per un po' di ribalta: due mesi fa l'invito a Benigni (toh, un altro Roberto) per "riparare" la lacuna tricolore dal palco di Sanremo; oggi la star dei programmi di Fazio&C. che, pur passando da Reggio e fermandosi un tot in libreria a firmare autografi e fare foto coi fans, rinuncia a farsi consegnare una copia della prima bandiera per un magic moment (dans l'espace d'un matin) a uso di fotografi e 'pomodori'</font><br />
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<font color=purple><i>Orgoglio cittadino. Corsivo critico e un po' risentito del <b>direttore</b> della <b>Gazzetta</b> (quotidiano del gruppo L'Espresso-La Repubblica, di cui Saviano è autorevole editorialista), il quale, con invidiabile coraggio, stamattina, rivolgendosi direttamente allo scrittore-simbolo ed eroe civile, ha scritto ciò che molti pensano ma in pochi dicono in merito al rifiuto dell'autore di "Gomorra" di fare un salto in Municipio per ritirare la cittadinanza onoraria conferitagli tempo fa dal consiglio comunale di Reggio (come da esplicito e rinnovato invito da parte dello stesso consesso politico). Detto ciò, resta il fatto che è suo precipuo diritto gestire l'agenda degli appuntamenti come meglio crede: anzi, forse fa bene a non lasciarsi lusingare e tirare per la giacchetta, dunque a sottrarsi a superflue iniziative e/o cerimoniali su cui peraltro i politici locali di destra e sinistra avrebbero messo il cappello, sfruttando la vetrina pubblica per l'ennesima parata (pro-consenso) a mezzo stampa</i></font><br />
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"Lo scrittore Roberto Saviano sarà mercoledì sera a Reggio alla libreria all'Arco per presentare il suo ultimo libro, "Vieni via con me", che ha già venduto mezzo milione di copie. Nel contempo però l'autore di Gomorra ha fatto sapere di non poter passare in Municipio a ritirare quella cittadinanza onoraria che Reggio gli ha attribuito due anni fa. A impedirglielo sarebbe un'agenda troppo fitta di impegni. Una decisione, questa, che ha provocato non poche polemiche in campo politico".</P>]]></description>
 <category>General</category>
<comments>http://www.ciropiccinini.com/index.php?itemid=7939</comments>
 <pubDate>Wed, 6 Apr 2011 11:24:01 +0200</pubDate>
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